Gatti d’artista, quando la musa fa le fusa

Indipendenti, curiosi, intelligenti e creativi, spesso ribelli, ma estremamente affascinanti…
Ma di chi stiamo parlando, di gatti o di artisti?

Di entrambi naturalmente!

Secondo alcune ricerche, gatti e artisti hanno numerose affinità, tratti comuni che si sono spesso tradotti in amicizie sincere tra esseri simili, dall’animo libero e una sensibilità fuori dal comune.

Parla di questo anche Artists and their Cats, il libro di Alison Nastasi, e lo fa tramite le intime immagini di più di 50 artisti famosi, ritratti in compagnia dei loro amati felini.

Il volume fotografico, recentemente edito da Chronicle Books, racconta di questi legami speciali, storie di amore incondizionato, di amicizia, storie di anime affini che hanno trovato in un’altra specie traccia di sé.

Quali sono gli artisti che hanno scelto un gatto per amico?

Di seguito una piccola lista di aneddoti e curiosità sugli artisti più gattari degli ultimi due secoli.

La prima musa che fa le fusa è Catarina, la gatta nera di Edgard Allan Poe che ispirò il racconto The Black Cat, era un gatto talmente intelligente, a detta dello scrittore, da riuscire ad aprire la porta azionando la maniglia con una zampetta.

Famoso per le sue poesie, Charles Baudelaire ama talmente tanto i gatti da dedicargli dei versi, Il gatto, inseriti ne Les fleurs du mal, in cui, metaforicamente, paragona i sentimenti per il felino a quelli carnali per la donna, esseri accomunati dagli occhi profondi capaci di ammaliare.

“Io non so resistere a un gatto, specialmente se fa le fusa” sono le parole di Mark Twain, lo scrittore americano che condivideva la sua casa nel Connecticut con ben 11 mici.

Impossibile resistere al fascino felino per Henri Matisse, che appare nel libro Artists and their Cats in uno scatto di Robert Capa, assieme ai suoi fedeli mici Minouche e Coussi.

L’artista, nonostante amasse circondarsi di felini, aveva con questi due gatti un legame speciale e sosteneva che sulle loro fronti si potesse vedere una M, la sua iniziale.

Famoso è il suo dipinto Ragazza con gatto nero.

La scrittrice francese Colette, dimostra il suo amore per i gatti anche nella sua arte, basti pensare al romanzo La Gatta, interamente dedicato al suo blu di Russia Saha.

Simpatico l’aneddoto secondo cui, di ritorno da una festa, durante la sua permanenza negli USA, incontrò un gatto randagio e, dopo aver miagolato con lui per un po’ commentò così: “Finalmente ho trovato qualcuno che parla francese!”.

Ne Il gatto cosmico di Paul Klee si può ammirare Bimboo, l’ultimo dei 3 gatti posseduti dal pittore svizzero.

Si trattava di un candido gatto angora con cui condivise l’ultimo decennio della sua vita.

Tra le pagine del libro di Alison Nastasi è possibile ammirare, tra gli altri, uno scatto di Carlos Nadal che ritrae il poliedrico Pablo Picasso con un grande gatto in braccio.

Nonostante il massimo esponente cubista amasse di più i cani è curioso notare che la secondo opera di Picasso, in ordine di prezzo d’asta, sia Dora Maar au chat, tela in cui appare un gatto.

Ernest Hemingway, scrittore col vizietto della caccia e delle donne, amava talmente tanto il suo gatto nero Boise, da inserirlo nel romanzo Isole nella corrente. Creazy, Ecstasy, Brother, Friendless e Crook sono i nomi di alcuni dei suoi gatti preferiti, a cui dedicò assieme a tutti gli altri gatti, un intero piano della sua villa a Cuba. Oggi la sua casa di Key West in Florida è un museo, in cui vivono indisturbati i discendenti dei suoi gatti.

Da sempre stravagante, Salvador Dalì, dopo un pipistrello e un formichiere, adotta un ocelot, che lo stesso Dalì definisce come un grosso gattone che egli stesso ha dipinto per farlo sembrare optical-art. L’artista e il suo Babou sono immortalati sulla copertina del libro di Nastasi.

L’italiana Anna Magnani diceva “Io e la gente ci capiamo poco, alle feste preferisco la solitudine, per riempirmi la serata bastano due gatti che giocano sul tappeto”.

Nelle foto l’attrice appare sempre con qualche gatto ed era definita la “mamma” di tutti i gatti di Roma.

Appassionato di Siamesi, come Jean-Michel Basquait, Jean Cocteau e Giorgia O’Keedde, è Andy Warhol, famosi i suoi 25 gatti, tutti di nome Sam.

Già ai tempi della prima moglie, John Lennon amava i gatti, passione condivisa anche con Yoko Ono; per un periodo della sua vita, tra i suoi 10 gatti, ce n’era uno nero di nome Salt, il cui Yang si chiamava Pepper ed ovviamente era bianco.

Tra gli artisti gattari molti, senza far caso alle stupide superstizioni, prediligono i gatti neri, tra questi Frank Zappa, Marlon Brando e Patti Smith.

Possedeva, infine, molti gatti, ma è ad Oscar e Tiffany che Freddie Mercury dedicò il primo disco.

Il cantante dei Queen amava molto i suoi felini e quando era in tournée pretendeva di parlare con tutti, in modo da far sentir loro meno la sua mancanza.

Potremmo continuare ad elencare esempi simili, ma a questo punto mi sembra evidente che ci sia qualcosa di speciale che accomuna gli animi di gatti e artisti, sarà il loro essere un po’ enigmatici e un po’ ribelli, o semplicemente il loro fascino maledettamente irresistibile, fatto sta che non sei artista se non sei almeno un po’ gattaro!

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