Salvataggio micio

Avete presente quel video in cui un povero micetto è in mezzo alla strada con le macchine che gli sfrecciano accanto, nessuno si ferma se non dopo un bel po di tempo e dopo che ha rischiato veramente di essere schiacciato?

Te lo ripropongo qui:

Ecco, Luca mi ha inviato la sua storia felina, che corrisponde esattamente a quell’episodio.

Mi scrive:
“Credo che lui fosse entrato nel vano motore di una macchina, poi è partita e alla prima curva lui è rotolato in mezzo alla strada.
Per fortuna siamo passati qualche secondo dopo perché forse le cose sarebbero potute andare molto peggio.

Aveva contusioni, denti rotti, un occhio quasi andato e un polmone collassato.

Lo stavamo quasi perdendo ma ce l’ha fatta 🙂 é stato un “salvataggio” sul limite visto che ci potevano investire entrambi ma era la cosa giusta da fare.

Era piccolissimo,  arrotolato sulla striscia in mezzo alla strada, più piccolo di questa,  quindi quasi non si vedeva.”

Quel “Era la cosa giusta da fare” dobbiamo stamparcelo tutti grande in fronte.

Grazie Luca! Riporto il suo racconto:

“Stavo esplorando. Giocando. Salii.

Il mondo divenne stretto e buio.
Poi un rombo, una bolla di oscurità.
Venni portato via, senza speranza.
Il mondo perse ogni senso, avevo paura.
Ero solo.
Una mano potente mi scaraventò nel baratro. Caddi sulla terra nera e dura.
L’asfalto mi graffiò. Spezzò il mio respiro.
Il dolore. Tutto divenne un nero sudario.
Rombi ruggenti intorno a me, sprezzanti ed indifferenti.
Sentivo freddo. Tutto stava perdendo di senso.
Poi, nella nebbia, sentii in lontananza una oscura luce.
“Sono qui, sono vivo”
Un rombo basso, tonfi ritmici. Qualcuno mi diede rifugio, protezione.
Non ero solo. Ho sentito un calore, mani timide mi circondarono, tremando.
Una voce mi sostenne, protesse, mentre a suo modo, pregava.
Mi sollevò con grazia e cautela infinita.
Ancora il luogo oscuro, ma stavolta era confortevole.
Non vedevo niente, il respiro rotto, il dolore.
Le sue mani, la corsa, il tonfo di una porta.
La voce stentorea, che non permetteva obiezioni.
Fredde mani su di me, gli odori acri, il freddo metallo sotto di me.
Ma c’era sempre la voce amorevole. Condividemmo la forza, la paura, la speranza.
Rimanemmo soli e parlò con me, lui non smise mai di parlare con me.
Sentii un sordo strappo dentro di me, devastante, poi non sentii più nulla.
Tutto era freddo e immobile. Non riuscivo a respirare.
Tutto perse di significato, stavo morendo.
(…)
Ma lui non si arrese. No. Lui non voleva.
Mi massaggiò, mi incoraggiò, mi parlò. Pregò, a modo suo.
Dopo un’eternità, o pochi secondi, qualcosa mi squassò. Tornai.
Aprii l’unico occhio buono, per un attimo, trovai la forza per un miagolio sottile.
Il mondo era coagulato intorno a noi. Eravamo solo noi due.
Lui capisce. Io capisco.
Sono qui. Con lui. Sono vivo.
Io sono Tommy.

Veramente bello il racconto di Luca, poetico.
Tommy è un micio fortunato, spero ci siano tanti Luca a questo mondo!

Ed ecco le foto del bellissimo Tommy:

t t2

 

4 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *