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Cardiomiopatia Ipertrofica o HCM nel gatto: sintomi, diagnosi e terapia

cardiomiopatia ipertrofica del gatto hcm

In questo articolo cercherò di spiegare bene e in modo comprensibile una patologia che, in generale, non è semplice da capire: trattasi della cardiomiopatia ipertrofica felina, o miocardiopatia ipertrofica felina in alcuni testi, o HCM in inglese.

Si tratta di una malattia del cuore, caratterizzata da un’ipertrofia concentrica del miocardio, che può portare sintomi periferici e problemi respiratori. Non ci avete capito nulla? Lo immaginavo. E’ per questo che cercherò di spiegarla in termini più semplici possibili.

Cardiomiopatia ipertrofica: cos’è?

Iniziamo dalle basi, e immaginiamo com’è fatto il cuore, con i suoi atri e con i suoi ventricoli. Il cuore ha una forma a cono, ed è diviso in due, la parte destra e quella sinistra: nella destra entra il sangue ricco di anidride carbonica che va verso i polmoni, nella sinistra quello ricco di ossigeno che va verso tutto l’organismo.

Il cuore ha la funzione di pompare questo sangue: chi pompa è il miocardio, ovvero la struttura del cuore stesso, che è un muscolo. La parte che pompa il sangue in modo più potente sono i ventricoli, cioè l’ultima camera del cuore dopo la quale il sangue entrerà all’interno dei vasi sanguigni.

In alcuni casi, che vedremo dopo, il cuore non ce la fa a pompare sangue come dovrebbe, e i “sensori” che si trovano nelle parti periferiche del corpo (zampe, testa) rilasciano alcuni ormoni per dire al cuore “guarda, che non ci arriva abbastanza sangue”.

Il cuore, per risposta, si adatta, e lo fa facendo diventare più spesse le pareti del cuore, verso l’interno: è quella che si chiama miocardiopatia ipertrofica (dove cardiopatia è la malattia del cuore, mio- sta per muscolo, ipertrofica indica un ispessimento: risultato, ispessimento del muscolo del cuore). Questa situazione, che è un’ipertrofia (cioè, il muscolo va verso l’interno del cuore) va distinta dalla miocardiopatia dilatativa, in cui invece il muscolo diventa più sottile; questa situazione, però, è più frequente nel cane che non nel gatto.

Cardiomiopatia ipertrofica HCM

Si, lo so che disegno malissimo. Questo dovrebbe essere un cuore, con i suoi atri e i suoi ventricoli, e le frecce verdi indicano come funziona l’ispessimento del ventricolo.

Se avete fatto attenzione, e avete capito la mia immagine degna di Caravaggio, c’è un problema abbastanza importante in questa malattia: se il muscolo si ispessisce verso l’interno (ventricolo sinistro ipertrofico), lo spazio totale del ventricolo diminuisce, e quindi nel ventricolo rimane meno sangue. Così ne viene pompato meno, e il problema si aggrava, con il cuore che si ispessisce ancora di più, causando un circolo vizioso.

Meno sangue a disposizione dell’organismo, ovviamente, si fa sentire.

 differenza tra un cuore normale e uno con la miocardiopatia.

Si, qualcuno disegna meglio di me. Da questa immagine si capisce, guardando in basso a destra, la differenza tra un cuore normale e uno con la miocardiopatia.

Le cause di questo problema possono essere di due tipi, congenite (cardiomiopatie non ostruttive) oppure acquisite (cardiomiopatie ostruttive).

Quando sono acquisite, di solito nei gatti di una certa età, sono secondarie ad altri problemi del cuore (per esempio, un restringimento dell’arteria Aorta, che si trova subito dopo il ventricolo, che fa sì che il sangue stagni nel cuore; il cuore non riesce a spingere, e il muscolo diventa più spesso).

In molte razze di gatti, però, come il Maine Coon, Norvegese delle Foreste, Persiano e anche altre, il problema è dovuto a una questione genetica: in pratica, in alcuni individui di queste gatte ad un certo punto il ventricolo inizia ad ispessirsi per motivi ignoti, su base cellulare. Questo è possibile saperlo con opportuni test, che ci dicono se quel gatto è predisposto o meno all’ipertrofia, anche se questo serve più per una questione di valore (economico) del gatto che non per salute: anche se sappiamo che il gatto è geneticamente predisposto, non si può fare granché.

Sintomi della HCM

I sintomi dell’ipertrofia cardiaca sono vari e sono abbastanza tipici se non che si possono confondere con quelli di altre malattie cardiache (per cui attenzione); per essere sicuri che sia questa, ci vuole la diagnosi.

Fase asintomatica

I sintomi variano in base alla gravità della malattia, perché all’inizio c’è sempre una fase asintomatica, di cui si accorge solo il veterinario.

In questa fase come sintomo troviamo il soffio al cuore del gatto, che il veterinario sente con il fonendoscopio (il cuore non fa tum-tum, ma fiuuu-tum); nel gatto non è indice di patologia, ci sono gatti che nascono con soffi e li tengono per tutta la vita senza mai avere problemi al cuore.

A volte, si può avere anche il ritmo di galoppo, cioè non tum-tum ma tum-tum-tum (come un cavallo che galoppa). Questi sintomi, comunque, sono abbastanza da far pensare a una visita cardiologica veterinaria.

Fase con difficoltà respiratorie

Se passiamo ad una forma in cui iniziamo a trovare dei sintomi, abbiamo sempre il soffio, a cui si aggiunge però la dispnea, che è la difficoltà di respirare, l’edema polmonare, che è la presenza di liquido nei polmoni (che a sua volta causa la dispnea) e, a volte, il versamento pleurico (che è liquido lateralmente ai polmoni).

Tutti questi sintomi sono dovuti al fatto che il sangue rimane prima del cuore, perché non ci passa bene, e il ristagno fa sì che del liquido inizi a comparire nei polmoni.

A questo stadio c’è bisogno della terapia, perché il gatto trova difficile riuscire a respirare, e si presenta anche la tosse ricorrente.

Fase con tromboembolismo

Il caso più grave della malattia è però quello in cui si formano i trombi, quindi in cui c’è la trombosi del gatto.

In questo caso, infatti, il ristagno del sangue fa sì che si formino dei coaguli, cioè in alcuni punti il sangue diventa solido formando delle palline (tipo quando ci si ferisce, il sangue solidifica). Queste palline, dette appunto trombi (la situazione si chiama trombosi del gatto), possono passare dal cuore e girare per le arterie, fermandosi in vari punti del corpo.

Se si fermano (tromboembolismo del gatto), come di solito succede, nelle arterie posteriori del corpo, il gatto avrà difficoltà a camminare ed avrà anche le zampe fredde, che si muovono male. La parte intorno alle unghie diventerà bluastra, perché non arriva sangue ossigenato.

Se il trombo si localizza in prossimità dei reni possiamo avere insufficienza renale acuta, mentre se si localizza vicino ai polmoni i sintomi polmonari possono peggiorare perché avremo insufficienza polmonare.

Da leggere dopo:

Più raro è invece l’infarto del gatto, perché il trombo dovrebbe localizzarsi nelle arterie coronariche, quelle che si trovano intorno al cuore.

Diagnosi di cardiomiopatia ipertrofica

La diagnosi di HCM del gatto la deve fare necessariamente un veterinario cardiologo, con l’ecocardiografia; non tutti i veterinari sono in grado di farla, perché ci vuole un medico che si occupi specificamente di cuore.

Come abbiamo detto prima, esiste un test HCM per il gatto, che però valuta solo la presenza del gene che codifica per la malattia: come dire che, se il gatto non è geneticamente predisposto ma ha la cardiopatia per cause diverse da quelle genetiche, non la individua. In altre parole, se faccio il test HCM a un persiano ci sta che sia positivo e quindi so che potrebbe avere il problema; se lo faccio a un gatto meticcio probabilmente sarà negativo, ma questo non esclude che (per altre cause) questo non possa avere il problema, in futuro.

Inoltre, come abbiamo già detto prima, in veterinaria non ci sono prevenzioni particolari (alimentari, per esempio) da prendere per evitarla, perché è genetica, per cui il test è utile solo per avere un’idea della situazione.

Invece, come dicevamo prima, per fugare ogni dubbio ci vuole un veterinario cardiologo, che faccia un’ecocardiografia. Ci vuole lui primo perché è l’unico che ci capisce qualcosa (altri ecografisti valutano bene altre parti del corpo, ma non si sbilanciano con il cuore), secondo perché ha sonde ecografiche particolari: se usassi la sonda per le ecografie addominali per vedere il cuore, vedrei solo le costole e non ci capirei nulla di quello che succede al cuore.

Ecografia cuore gatto

Cuore di gatto visto all’ecografia. Ci capite qualcosa?

L’ecografia mostra il cuore benissimo, e consente di vederlo sullo schermo quasi come nel mio disegno di prima, ovvero benissimo (modestamente). Fatto sta che si vedono bene le pareti del cuore e se queste sono ispessite rispetto a un cuore normale la diagnosi è fatta.

Da leggere dopo:

L’ecocardiografia ci dice con sicurezza se il problema c’è o no, è relativamente economica e non è per niente invasiva per il gatto.

Terapia della cardiomiopatia ipertrofica del gatto

Per la cardiomiopatia, la terapia è invece molto più complessa rispetto alla diagnosi, che come abbiamo visto è piuttosto semplice.

Non sto a dire i nomi dei farmaci e i dosaggi, perché qui se qualcuno sbaglia, o magari da farmaci umani che prende per sé, il gatto ci rimane secco. Per cui mi limito a dire come un veterinario agisce in questi casi, se non che ogni caso è a sé stante, perché bisogna vedere come il gatto risponde alle terapie e quali, nello specifico, sono i sintomi.

Per cui, si cerca di:

  • Tenere il gatto lontano da fonti di stress, perché aumenta la pressione e aumentano i rischi legati al tromboembolismo, se c’è (anche se non è sicuro che c’è, si agisce come se ci fosse);
  • Si danno farmaci tipici dello scompenso cardiaco, che servono a trattare gli edemi e la ritenzione idrica, per ridurre l’edema polmonare;
  • Si cerca di rallentare la frequenza cardiaca, e al contempo di migliorare la frequenza cardiaca; queste due cose servono da un lato per impedire che il cuore si ispessisca di può rispetto a quanto è già ispessito, dall’altro per evitare la formazione di altri trombi, che possono causare i problemi che abbiamo visto prima.
  • Si cerca di dissolvere i trombi già presenti per evitare che possano ostruire i vasi e causare i suddetti problemi.
  • In certi casi, se gli arti non rispondono più, possono essere amputati perché la necrosi non si diffonda.

Ovviamente, le cose sono molto più complesse di così, ma non mi dilungo perché queste cose le sa il veterinario, non le può fare un proprietario da sé. Per cui niente rimedi naturali, tisane, fiori di Bach, omeopatia o medicine alternative varie: ci vogliono medicinali seri per uso cardiologico.

Per quanto riguarda, infine, l’aspettativa di vita del gatto, la statistica ci dice che se il gatto è asintomatico può sopravvivere fino a 5 anni (considerando che di solito viene a gatti abbastanza in su con l’età); con solo i sintomi polmonari si può arrivare a 3 anni, mentre se ci sono già gli emboli il gatto non sopravvive più di 6 mesi, almeno secondo le statistiche.

Purtroppo, questa è una delle patologie più difficili da trattare perché, se avete notato, i farmaci che si danno non risolvono il problema, ma i sintomi: si impedisce che la malattia avanzi, ma contro lo strato di muscolo ispessito non si può fare nulla, nemmeno la chirurgia che rischierebbe di far fermare del tutto il cuore.

Purtroppo non c’è molto di più da dire su questa patologia, se non augurare ai gatti su cui è sospetta buona fortuna (e di correre da un cardiologo per la conferma e per iniziare la terapia quanto prima!); per il resto, mi auguro quantomeno di averne spiegato bene il funzionamento.

Cardiomiopatia Ipertrofica o HCM nel gatto: sintomi, diagnosi e terapia
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1 commento
  1. Nicoletta
    Nicoletta dice:

    Giovedì 10 agosto è stata diagnosticata hcm genetica al mio siberiano di tre anni. Praticamente asintomatica a parte un improvvisa respirazione addominale e letargia. Eseguita subito ecocardio, grazie al tempismo della mia vet anche se in ferie. Ora dopo averlo salvato per un pelo va affrontata la vita con le medicine che possono solo fermare questa patologia irreversibile per un periodo non del tutto prevedibile.

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