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Quando muore un gatto: come elaborare il lutto

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Quando si adotta un gatto non si pensa minimamente a quando morirà, ma purtroppo quel giorno arriverà, ci si augura il più tardi che mai. La morte del proprio gatto è un dolore davvero grande e talvolta non si sa gestire perché tocca un tasto molto personale e intimo. Per questo motivo, sentirsi dire “è solo un gatto!” ferisce ancor di più.

In questo articolo vedremo come poter affrontare la morte del nostro gatto domestico, ed il grande dolore che dobbiamo affrontare quando muore un gatto che ha condiviso con noi molti anni della nostra vita. Ma anche se il gatto muore da piccolo, o lo abbiamo appena conosciuto, la sofferenza è comunque grande.

Morte naturale, improvvisa o eutanasia?

Nessuno potrà sapere in che modo morirà il proprio micio, tutti noi proprietari ci auguriamo che possa morire di vecchiaia, ma non tutti hanno questa fortuna.
La maggior parte delle volte ci si trova davanti alla dura scelta se arrivare  all’eutanasia del gatto.

Vedere il proprio gatto soffrire è davvero terribile: il buonsenso deve farci ragionare, sapendo con certezza che non ci sono possibilità di guarigione, se è giusto farlo continuare a soffrire. Il nostro veterinario di fiducia saprà consigliarci e assisterci in modo discreto e professionale, ma, indubbiamente, la scelta decisiva è la nostra.

Come funziona l’eutanasia nel gatto?

Con l’eutanasia il gatto non soffre e lo può confermare lo stesso veterinario, spiegando la procedura dei due tipi di iniezioni che vengono fatte, dopodiché il Veterinario è tenuto a rilasciare il certificato di morte, e tutto ciò ha ovviamente un costo.

Ma al di là della spesa economica, bisogna fare i conti con i cosiddetti “sensi di colpa” ovvero se abbiamo preso la decisione giusta, se potevamo fare di più e altro.

Se, invece, il nostro gatto muore improvvisamente è tutto un altro discorso.
Può accadere che venga investito da una macchina oppure avvelenato o che muoia in altre circostanze.
A questo punto, per l’incolumità di altri gatti e/o animali che convivono con noi o nel vicinato, è doveroso accertarsi con certezza la causa della morte, per evitare che succeda ancora, soprattutto se si tratta di avvelenamento o di malattia.

Il gatto si prepara alla morte?

In natura, generalmente un gatto si nasconde per morire e questo accade anche per i cani.
Quindi, il nostro gatto, se è già malato, potrebbe cercare di scappare perché un gatto moribondo tende ad allontanarsi dal proprio luogo.

Il comportamento del gatto quando muore è proprio questo: cerca un luogo appartato, e questo è molto più frequente nei gatti che vivono all’aperto, ad esempio in un giardino, rispetto ai gatti di appartamento che, invece, tendono a rintanarsi in luoghi molto complicati da raggiungere, tipo cantine, sottoscala o armadi e altro.

Il mio gatto è morto: come elaboro il lutto?

Accettare la morte, in generale, è molto difficile e accettare che accadrà a tutti quelli a cui vogliamo bene, persone e gatti, è davvero dura. Pensare che si smette di soffrire e che esiste un’altra realtà dopo la morte aiuta molto ad accettare il distacco.

Si dice che “il tempo allevia il dolore” e i proverbi dicono grandi verità: da un dolore straziante, si arriverà man mano a mantenere vivo il dolce ricordo dei bei tempi passati.
Questo aiuta ad elaborare e superare il lutto del proprio gatto.

Ognuno di noi ha i propri tempi per elaborare il lutto e nessuno può sapere quanto ci vorrà.
Il più delle volte, ricorrere all’adozione di un altro gatto può alleviare questa pena.
Ma è sconsigliato farlo subito per rispetto del gatto che non c’è più, e optare a far passare qualche tempo.

Dopodiché cerchiamo un gatto diverso, per non incappare nel grave errore di paragonare il nuovo adottato con quello recentemente scomparso: sarebbe impossibile reggere il paragone!

Se abbiamo bambini, per aiutarli a superare il lutto per la morte del gatto, è opportuno spiegare che cosa è successo al micio e usare parole semplici e, soprattutto, cerchiamo di rendere la cosa più naturale possibile.
Anche gli altri gatti di casa possono accusare la mancanza del loro amico felino e sarebbe utile somministrare la miscela antipanico dei Fiori di Bach, il Rescue Remedy versione non alcolica, ottima anche per le persone.

Il sostegno morale di amici e di parenti è importante come sempre, quindi, ben vengano frasi di conforto purché dette con il cuore e non solo come frasi di circostanza.

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La leggenda del Ponte dell’Arcobaleno

A me personalmente, piace molto la leggenda del Ponte dell’Arcobaleno: “quando muore un animale che ci è stato particolarmente vicino sulla terra, quella creatura va al Ponte dell’Arcobaleno”.
I gatti hanno un’anima? Io credo di si, come tutti gli animali, e la leggenda del Ponte dell’arcobaleno mi aiuta a pensare che le anime dei gatti percorrano questo magico ponte per vegliare su di noi da lassù.

leggenda ponte arcobaleno

La Leggenda del Ponte Arcobaleno, ha origini che risalgono agli Indiani d’America, che, si sa, hanno sempre avuto uno speciale rapporto con gli animali. Questa leggenda riguarda tutti gli animali che in vita hanno amato degli umani, ed è dedicata a chi soffre per la morte di un animale.

La leggenda narra che esista un posto bellissimo alle porte del Paradiso, il Ponte dell’Arcobaleno, e che quando muore un animale che ci è stato vicino, è li che l’animale va.
Il Ponte dell’Arcobaleno è un luogo dove tutti gli animali sono felici, hanno acqua fresca e cibo, guariscono da tutte le malattie, giocano e corrono assieme in mezzo a erba fresca, colline ed alberi.
Gli animali del Ponte dell’Arcobaleno fono felici, ma conservano il ricordo della persona speciale a cui sono stati vicini sulla Terra.
E l’aspettano li, finché non verrà il momento, per poi correrle incontro a perdifiato, e ricongiungersi nella gioia.

Quando verrà il momento, il tuo gatto ti riconoscerà, ti vedrà arrivare dal ponte dell’Arcobaleno e lo stringerai di nuovo, lo coccolerai ancora, lo accarezzerai ancora una volta, per rimanere assieme per sempre.

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Quando muore un gatto, dove si porta?

Purtroppo quando muore un animale, non solo bisogna pensare al proprio dolore e a superare il lutto, ma spesso non si sa come muoversi con quello che rimane del gatto.
Quando muore un gatto, spesso non sappiamo come far fronte alle questioni pratiche, cioè chi chiamare oppure dove portare il gatto quando è morto.
Quando si provvede all’eutanasia presso lo studio veterinario, si può chiedere al veterinario stesso di provvedere a chiamare il personale addetto per portar via i resti del nostro gatto (lo smaltimento…che brutta parola!) oppure può provvedere a darci il loro recapito per andare noi di persona con il certificato di morte del gatto firmato in caso di controllo.
Non sarà una bella esperienza, quindi, se non si è veramente in grado di gestire questa forte emozione, è preferibile evitarla.
Non c’è una persona o una istituzione in particolare da chiamare quando muore un gatto, possiamo anche noi stessi pensare a gestire la situazione, come vediamo nel prossimo paragrafo.

Sepoltura o cremazione?

Esistono anche in Italia i cimiteri per animali. Non sono tantissimi ma è aumentata molto negli ultimi anni la sensibilità su questo argomento.
In questi luoghi, si possono seppellire i vari animali domestici.

Se interessati a seppellire il proprio gatto in un cimitero per animali domestici, bisogna informarsi perché, come premesso, non sono tantissimi.
In genere, le strutture che si occupano dello smaltimento si occupano anche della cremazione del gatto, che ha un costo abbastanza elevato. Se seppellire il proprio gatto o cremarlo, è una scelta molto personale e deve essere decisa in serenità dai membri della famiglia.
Alcune persone pensano anche ad imbalsamare il proprio animale domestico, tutto sta alle nostre preferenze personali.

Conclusioni

Quando è morta la mia prima micia, piansi a dirotto per giorni e giorni e decisi, di comune accordo con mio marito, di cremarla, perché mi accompagnerà quando arriverà il mio momento…
E benché avessi ancora altri due gatti, abbiamo deciso di adottarne altri tre trovatelli: Renè, Cloè e Josephine. Nel nome Josephine c’è il nome di Sophie, la micia che non c’è più: sono due gatte diverse ma simili e sapere il suo nome all’interno di quello della nuova adottata mi ha sollevata. E così è iniziata una nuova avventura a sei zampe!

Quindi, coraggio, anche se oggi il dolore per la morte del tuo gatto ti sembra insopportabile, con il tempo si affievolirà, e rimarrà un bel ricordo dei momenti passati insieme.
E tu hai dovuto affrontare un lutto per la morte del tuo gatto? Scrivi la tua esperienza nei commenti.

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