Cecil, il leone dello Zimbabwe ucciso dai cacciatori

Con questo articolo non vogliamo occuparci di gatti ma di altri felini, un po’ più grandi di loro.

Parliamo dei leoni. O, meglio, parliamo di un leone in particolare, il Leone Cecil, animale che ha destato molto scalpore perché è stato ucciso nell’ambito di una battuta di caccia nel Luglio del 2015.

Racconteremo quindi la sua storia, e cercheremo di capire come sia possibile che un leone che vive in una riserva naturale possa esser stato ucciso così brutalmente ma soprattutto perché chi lo ha ucciso continua a vivere la sua vita, nonostante le proteste animaliste.

Leone Cecil: chi era

Il leone Cecil era un leone nato nell’anno 2002 nel Parco Nazionale di Hwange, in Zimbabwe.

Non era stato particolarmente interessante per i primi anni della sua vita, ma venne notato dai custodi del parco nel 2008, poi nel 2009 rimase coinvolto un una lotta per il dominio tra leoni con un altro esemplare, presumibilmente suo fratello.

Cecil uscì vincitore da questo scontro, lasciando l’altro gravemente ferito tanto da dover essere ucciso dai veterinari del parco perché le ferite riportate non gli avrebbero comunque permesso di sopravvivere.

Cecil, il leone dello Zimbabwe

Cecil ha quindi formato il suo branco, composto da lui e tre leonesse, ed è diventato uno dei simboli del parco anche per una sua particolarità anatomica, il fatto di avere la criniera nera piuttosto che marrone, come è comune tra i leoni.

Cecil venne scelto da alcune università per studiare la vita dei leoni nel parco, e gli fu messo un radiocollare con GPS che consentisse di verificare i suoi spostamenti (come quelli degli altri leoni che hanno preso parte allo studio); queste vicissitudini hanno portato Cecil ad abituarsi alla presenza degli esseri umani così da essere uno degli esemplari più semplici, per i turisti, da vedere e da fotografare (arrivava fino a 10 metri dagli uomini); le autorità del parco hanno così sfruttato la sua fama per richiamare turisti nella riserva.

Leone Cecil: morte e conseguenze

Nel luglio 2015, la sua vita è stata tragicamente spezzata all’età di 13 anni a causa di un cacciatore, un dentista americano.

Le cose sono andate pressappoco così: visto che (ovviamente) è proibito cacciare nella riserva naturale, il cacciatore ha attirato con delle esche e con la complicità di due custodi del parco che erano stati corrotti il leone fuori dalla riserva, e da lì è iniziata la caccia.

Caccia che, dal primo colpo di fucile fino alla morte definitiva, è stata un’agonia lunghissima per Cecil: 40 ore di fuga prima di diventare uno dei tanti trofei di caccia da esporre nella casa del suo bracconiere.

Le conseguenze della sua morte sono state importanti sia per quanto riguarda l’opinione pubblica, che per gli equilibri tra i leoni nel parco, che per le questioni normative che hanno sollevato.

Per prima cosa, l’opinione pubblica: tutti si sono mostrati ovviamente scandalizzati per l’uccisione di questo animale, tanto da fare delle vere e proprie manifestazioni davanti allo studio dello stesso dentista.

Scandalo ipocrita, chiaramente, perché molti di quelli che si sono scandalizzati sono quelli che provano un’immensa soddisfazione quando d’estate una zanzara muore il più violentemente possibile.

Se sei animalista, deve dispiacerti per tutti gli animali, ma evidentemente così non è. E questo fa riflettere molto sull’opinione pubblica.

Più delicate le conseguenze che riguardano gli equilibri tra i leoni nel parco: i leoni infatti sono animali molto competitivi (ma in misura minore lo sono anche i gatti); i cuccioli che erano figli di Cecil, infatti, verranno presumibilmente uccisi da altri leoni maschi che lotteranno per il possesso delle femmine che facevano parte del suo branco.

Lo scopo dell’uccisione è quello di potersi accoppiare con le femmine e generare dei leoni che siano figli propri, e non quelli di un altro leone. I gatti si comportano in modo simile, ma sono più generosi: non uccidono i gattini figli di un altro gatto, ma li allontanano.

Infine, le conseguenze per quanto riguarda la normativa: il dentista è stato giudicato da un tribiunale che, tuttavia, lo ha giudicato innocente, così che lui, nel suo studio americano, continua a fare la sua vita.

Il motivo è che lui era munito di regolare licenza di caccia, e non avendo cacciato Cecil nella riserva non ha infranto alcuna regola.

Condannati invece i due guardiani del parco, per corruzione.

Il problema è che lo Zimbabwe è uno stato che riceve molti soldi dal turismo, ma ancora di più dai cacciatori che per organizzare un safari pagano dai 20.000 ai 60.000 dollari, una cifra troppo alta per il paese Africano, per poter far smettere questa attività.

Che quindi continua ad essere legale sia in questo che in altri paesi Africani.

Cecil, il leone dello Zimbabwe ucciso dai cacciatori

Per il resto, gli animalisti in America spingono perché l’importazione di trofei di caccia diventi illegale in America come già è in altri paesi come la Gran Bretagna; questo potrebbe portare a una diminuzione di questa pratica, così come potrebbe farla diminuire la scelta di molte compagnie aeree di non trasportare più trofei sul loro aerei.

Purtroppo, i tanti soldi che ancora girano dietro allo sport della caccia, il fatto che sia uno sport praticato da persone che i soldi li hanno (e questo conta molto) e il fatto che chi li pratica lo fa solitamente senza infrangere alcuna legge significa che solo un intervento normativo, anche internazionale, può far cambiare seriamente le cose.

Altrimenti queste pratiche continueranno, e Cecil è solo la punta dell’iceberg: dei 62 leoni, tra cui Cecil, che hanno preso parte allo studio dell’università, 34 sono morti, di cui 24 sono morti per mano dei cacciatori.

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