Vibrisse del gatto: cosa sono e a che cosa servono

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vibrisse gatto

Prendete un foglio e una penna e disegnate un gatto. Anche se non sapete disegnare, va bene lo stesso. Vedi le vibrisse?

Avrete disegnato un animaletto con quattro zampe, coda, orecchie a punta e gli immancabili baffi del gatto, un elemento che lo contraddistingue nonostante siano elemento comune anche ad altri animali (mai visto un cane da vicino?).

I baffi del gatto in gergo tecnico si chiamano vibrisse, e sono molto utili perché il gatto possa relazionarsi con il mondo.

Se li tagliate fate parecchi danni al gatto. In questo articolo cercheremo di capire anche perché le vibrisse non vanno tagliate e, soprattutto, perché questi peli, perché alla fine sono peli anche se un po’ diversi dagli altri, sono così importanti per lui.

Che cosa sono i peli del gatto (tra cui le vibrisse)

Le vibrisse del gatto sono organi annessi all’apparato tegumentario, perché si, ogni pelo è un organo a sé stante se si intende organo come “insieme di tessuti delimitato da una superficie riconoscibile”.
Che è la definizione di organo.

Per prima cosa, bisogna capire che cos’è un pelo, perché anche i baffi del gatto, sono peli. 

Si tratta di una struttura, prevalentemente proteica, che viene prodotta in una particolare parte della pelle, una depressione, che si chiama follicolo pilifero e che ospita una parte del pelo, il bulbo pilifero.

I peli non hanno vasi, né nervi al loro interno (per cui se vengono tagliati il gatto non sente alcun dolore) ma sono altamente vascolarizzati e innervati alla base.

In base a dove il pelo nasce può avere diverse forme, lunghezze e spessori: in un gatto i peli del muso, ad esempio, sono più corti di quelli della schiena.

Similmente, in noi i capelli, che sono peli, sono più lunghi dei peli del petto (a parte su qualcuno, ma lasciamo perdere).

Le vibrisse sono peli particolari, detti anche “peli altamente modificati” perché a differenza di tutti gli altri non hanno lo scopo di trattenere il calore corporeo, ma hanno una funzione tattile.

Il gatto, come noi sentiamo con le dita, sente con i baffi.

La struttura e il funzionamento delle vibrisse del gatto

Le vibrisse sono un po’ come delle gigantesche antenne che crescono in vari punti del viso del gatto, quindi lateralmente alla bocca, sotto il mento, sulle guance e sopra agli occhi.

E ci sono perché devono sopperire ad un’altra carenza del gatto, un senso in deficit: la vista da vicino.

La vista del gatto è ottima da lontano, per individuare le prede, ma proprio perché il suo fuoco è distante, da vicino non vede quasi nulla, ed è per questo che si basa sulle vibrisse.

La base dei peli è riccamente vascolarizzata ed innervata, così che lo spostamento nello spazio del pelo esterno, spostamento anche minimo, provochi una pressione dalla parte opposta del bulbo pilifero.

Il nervo percepisce la sensazione e la invia al cervello, così che il gatto avrà consapevolezza che qualcosa muove la sua vibrissa e in quale direzione. E con quale potenza.

Le informazioni di ciascuna vibrissa unite a quella delle altre gli danno piena consapevolezza di che cosa succede intorno a lui.

Facciamo un gioco semplice, per capire bene.

Cucinate un piatto di pastasciutta al sugo di carne (di carne, bello rosso!) e mettetelo sul tavolo. Ora mangiate.

Ma non con la forchetta: come mangia il gatto, con la bocca.

Oltre a sbrodolarvi per bene, scoprirete che con gli occhi non riuscite a vedere ogni singola pasta, che sentirete con le labbra e con la lingua, per finire il piatto.

Più o meno, ciò che noi facciamo con questi organi tattili, il gatto lo fa con le vibrisse. (Ora fatevi una foto e mettetela nei commenti, così ci fate ridere).

Le vibrisse sono così sensibili che i gatti riescono a percepire addirittura i venti, o i lievi movimenti del terreno (i terremoti) con questi baffi, e la loro percezione è basata sulla loro lunghezza (è il principio della leva di Archimede, più lunga è la leva meno è lo sforzo che bisogna fare per sollevare il peso, in questo caso mandare la sensazione nervosa, oltre il fulcro)

Insomma, tagliare le vibrisse significa ridurre la lunghezza e rendere meno sensibile il tatto del gatto, perché ci vuole uno stimolo meccanico maggiore per dare la stessa risposta.

Le vibrisse infatti servono per capire dov’è la ciotola del cibo, se il gatto riesce a passare da un posto (sono larghe circa quanto il loro corpo), e poi gli servono per fare le fusa (e marcare, perché mica fanno le fusa per complimento, marcano!), insomma sono importanti per la vita di tutti i giorni.

Ma se, per caso, il gatto perde una vibrissa, niente paura: alternativamente cadono e ricrescono, una sola non è nulla.

Infine, piccola curiosità: dalle vibrisse si capisce anche l’umore del gatto, perché tra nervi e vasi sanguigni ci sono anche, alla base del pelo, i muscoli piloerettori, che sono più deboli di quelli degli altri peli (perché le vibrisse sono più pesanti) ma qualcosa fanno, per cui se un gatto si arrabbia o è felice le vibrisse si posizionano in modo leggermente diverso.

Questo per capire un attimo a che cosa servono le vibrisse ad un gatto: spiega così la frase iniziale e fa capire che anche quelle che a noi sembrano note di colore sul corpo animale, in realtà non lo sono.

Sono una struttura molto diffusa nel regno animale, basti pensare che anche se sono più corte le vibrisse del cane e quelle dei topi funzionano nello stesso, identico modo di quelle del gatto.

Noi uomini, infine, le vibrisse le abbiamo: nel naso.


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