Gatta che allatta

Se abbiamo una gatta che, volenti o nolenti (noi) è in stato di gravidanza, non appena ce ne accorgiamo e magari abbiamo conferma da parte del veterinario iniziamo subito a prestarle le massime cure ed attenzioni per fare in modo, un po’ come si fa per una donna, che non le manchi assolutamente nulla.

Poi una volta che il periodo “X” è finito traiamo un sospiro di sollievo, perché i gattini sono nati, stanno bene, poppano e aspettiamo solo di vederli crescere sani e forti. Così, quel plus di cibo che davamo alla gatta mentre era in gravidanza lo togliamo, tanto mica deve più nutrire uno squadrone di feti-parassiti che ha in utero.

Ecco… Niente di più sbagliato.

Perché spesso vediamo l’allattamento come una cosa “così”, che non da alcun problema, mentre in realtà di problemi ne da eccome: le esigenze nutrizionali di una gatta in allattamento sono maggiori di quelle di una gatta in gravidanza.

Pensiamoci bene.
Un gattino alla nascita pesa circa 100 grammi, mettiamo che la gatta ne abbia quattro e vediamo che, in 60 giorni di gravidanza, ha dovuto mandare in utero per farli sviluppare 400 grammi di sostanze, che sono all’incirca 7 grammi al giorno.

Non tantissimo.

Per allattare, quando un gattino nasce assume circa 30 grammi di latte al giorno, che considerando l’esempio precedente sono 120 grammi (contro i 7 dell’allattamento) al giorno di sostanze che la gatta deve cedere!

Considerando che, per i 40-60 giorni che dura l’allattamento, i gattini crescono e mangiano sempre di più.

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L’alimentazione della gatta che allatta

Ora che abbiamo capito che, effettivamente, i fabbisogni di allattamento sono importanti per una gatta, la cui composizione del latte è più ricca ed energetica del latte che, ad esempio, fa una mucca (e che beviamo anche noi ogni giorno) anche se meno rispetto a quello di una cagna, capiamo come una micia abbia bisogno di assumere, con l’alimentazione, fino a quattro volte quanto necessita nei giorni in cui non è incinta, né allatta.

Per cui in questo periodo è bene cambiare drasticamente la forma di alimentazione.

Di solito si dice che per non far diventare il gatto obeso è meglio misurare la quantità di cibo che gli si fornisce e non lasciarlo sempre lì a disposizione, perché tenderebbe a mangiarne più del necessario: per la gatta in gravidanza questo non vale, e anzi deve poter mangiare quando vuole, pena la carenza di energia.

Per cui, in questa situazione conviene lasciare l’alimentazione, come si dice, ad libitum, ovvero a volontà; una ciotola bella piena e quando il mangime si esaurisce rimetterlo, meglio se facilmente digeribile (umido, insomma, non croccantini) che è più appetibile.

Cosa fare se ci fossero problemi con l’allattamento

I problemi legati all’allattamento possono derivare dalle infezioni mammarie, causate dai morsi dei gattini, piccole ferite che si infettano, e che impediscono l’allattamento da quella mammella; si vede una mammella molto più rossa e gonfia delle altre, e la gatta non se la farà toccare.

Va portata dal veterinario perché ci vogliono gli antibiotici per farla andare via, perché i gattini cercheranno di poppare, la gatta ha dolore e li allontana e loro non assumono il latte di cui hanno bisogno.

Problemi alle mammelle della gatta

Problemi alle mammelle della gatta

Ci possono essere problemi di gatta che ha poco latte o che, per qualsiasi motivo, non allatta: in questo caso bisogna ricorrere al latte artificiale, che non deve assolutamente essere quello di mucca che beviamo noi, ma un latte formulato specificamente per i gattini, che si può fare da soli (arricchendo il latte vaccino) ma solo se sappiamo come fare o, in alternativa, si compra in farmacia.

Allattamento del gattino

A parte questo, la gatta penserà da sola allo svezzamento ovvero all’allontanare i gattini e smettere di allattare quando ritiene che non ne abbiano più bisogno, e questo accadrà comunque dopo i 40 giorni dalla nascita; se, in quel periodo, vedete che la gatta allontana i gattini quando cercano di prendere il latte, lasciate stare: è normale.

Iniziate piuttosto a diminuire il cibo e a riprendere la vita normale con il vostro (o, meglio con i vostri) gatti.

Se accadesse prima, invece, è sempre bene consultare un veterinario per sapere che cosa fare precisamente.

Da leggere dopo:

Detto questo, se stavate leggendo questo articolo significa presumibilmente che la gatta è riuscita a partorire con successo: tanti auguri a lei anche da parte di tutta la redazione di Miciogatto!

L’allattamento della gatta: come comportarsi quando ha i gattini
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2 commenti
  1. Laura
    Laura dice:

    La mia gatta pelo lungo sta allattando pettinandola ho trovato dei grumi di pelo stavo togliendoli con forbice quando ho vista che erano attorcigliati alla mammella con acqua e panno bagnato sono riuscita liberare mammella ma è bianca e striminzita e non si attaccano i gattini poi ne ho trovata un’altra ora vedo gattini attaccati a tre essendo 4 uno lotta con altri per attaccarsi cosa devo fare la mammella è ancora attiva o devo preoccuparmi per gatta e gattini? Grazie

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