Molto spesso quando notiamo nel nostro gatto qualcosa di diverso nel suo comportamento e nelle sue abitudini, anche, ad esempio, nella svogliatezza del mangiare, pensiamo subito che il gatto è stressato. Ma come si può valutare se un individuo, umano o animale, è stressato?

E, in particolare, come si può capire se vediamo i gatti nervosi se sono gatti stressati oppure no? Lo stress influisce sullo stato di salute? Possiamo rimediare in qualche modo? Affrontiamo punto per punto questo argomento particolarmente coinvolgente partendo, però, dalla definizione di stress a livello scientifico e come è legato al concetto di benessere (welfare).

Cosa è lo stress, il welfare e l’adattamento ambientale

Nel 1975 Fraser disse che lo stress insorge se l’animale è costretto ad esagerati o estremi aggiustamenti nella fisiologia o nel comportamento per far fronte agli aspetti negativi dell’ambiente. Quindi, quando l’animale è in grado di fronteggiare le condizioni ambientali negative si dice che si è adattato.

Nel 1986 Broom nella definizione di welfare (“Il benessere di un individuo è il suo stato con riferimento ai suoi tentativi di adattarsi al proprio ambiente”/“The welfare of an individual is its state as regards its attempts to cope with its environment”) include sia il fallimento che la facilità/difficoltà di un individuo ad adattarsi: adattarsi significa, quindi, avere controllo della stabilità sia fisica che mentale (“to cope”).

Broom, inoltre, spiegò che il benessere è uno stato complesso che fa riferimento a tutti i meccanismi di adattamento ovvero fisiologici, comportamentali, sentimentali (intesi come dolore, paura, piacere nell’alimentarsi ed altro).

Gli “stressors” (o fattori di stress) danno la possibilità di adattamento tramite due percorsi: in modo attivo rimanendo sotto controllo tramite risposta lotta/fuga/difesa; in modo passivo con la perdita del controllo tramite risposta di ripiegamento su se stesso (depressione).

Nel 1987 Moberg trovò un legame tra stress e malattia ovvero dimostrò come un ambiente “stressante” predispone un animale allo sviluppo di qualche stato patologico (concetto di stadio prepatologico).

In questo modo, è stato comprovato che lo stress incide sullo stato di salute di un individuo. Importante variabile sullo stato di benessere è il tempo ovvero la durata a cui si è esposti agli stressors: a breve termine e a lungo termine che comportano, rispettivamente, stress acuto e stress cronico in un essere vivente.

Indicatori di stress acuto

1) Comportamento
In stress acuto un gatto può defecare, urinare, tremare e vocalizzare per paura o dolore. Anche il freezing (congelamento ovvero totale immobilità) e l’aggressività (reazione violenta) sono segnali di stress acuto. A prescindere dalla specie, le risposte individuali sono molto variabili.

Una volta scomparso lo stressor, ovvero la causa dello stress acuto, si ritorna al comportamento normale. Per quanto riguarda il gatto domestico, nello specifico il dolore è vissuto generalmente in silenzio e in posizione acquattata, può essere presente anche il ringhio o il soffio se ci si avvicina, tende a mordere soprattutto se si cerca di toccare la sua parte dolorante.

Anche il suo eccessivo leccarsi può localizzare il punto dove prova il dolore. La postura è rigida, contratta e non ci sono, quindi, i normali stiracchiamenti. Ci possono essere anche tentativi di fuga.

2) Fisiologia
A breve termine si manifesta la dilatazione delle pupille, l’aumento o diminuzione della pressione sanguigna, l’aumento della frequenza cardiaca, l’aumento della frequenza respiratoria, la piloerezione, l’aumento del tono muscolare, l’aumento della temperatura corporea ecc.

I livelli dei glucocorticoidi aumentano e la loro misura fornisce dati validi per valutare lo stato di benessere animale, in particolare il cortisolo.

Indicatori stress cronico

1) Comportamento
L’incapacità a lungo termine di esplicare le proprie esigenze dovute ad ambiente ridotto, ipostimolante e l’isolamento per mancanza di conspecifici e risorse come cibo e acqua ha come conseguenze:

A) Aggressività: si manifesta quando l’individuo perde il controllo;

B) Stereotipie: “sequenza relativamente invariata di movimenti che avviene tanto frequentemente in un particolare contesto da non poter essere considerata come facente parte di uno dei normali sistemi funzionali degli animali (Broom 1988)”.

Questo è un forte indicatore di difficoltà da parte di un individuo a far fronte agli stressors nell’ambiente in cui vive. Si ipotizza che chi tende a rispondere in modo attivo (vedi sopra) tende a manifestare stereotipie (Hetts 1991). Possono essere o una ripetizione di un comportamento normale (tipo il continuo leccarsi le zampe fino a farle sanguinare, il gatto con alopecia da stress e altro) oppure una vera e propria stranezza (tipo inseguire la propria coda, masticare l’aria e altro).
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C) Attività di sostituzione: “sono comportamenti normali ma eseguiti fuori contesto in cui non hanno rilevanza funzionale”. Spesso dovute ad un conflitto in cui si vorrebbe fare qualcosa ma ne si è impediti dal farlo.

Un esempio: il gatto che vorrebbe uscire in balcone ma ne è impedito dal proprietario che ha chiuso la portafinestra, può iniziare a leccarsi. Secondo una teoria il leccamento, nello specifico, libererebbe endorfine e questo costituirebbe un piacere autoremunerativo che potrebbe a lungo andare degenerare in stereotipia.

D) Comportamenti rediretti: sono quei comportamenti rivolti verso stimoli che non sono direttamente legati alla situazione o allo stimolo che li genera. Un esempio: il gatto vuole rincorrere un passero e il proprietario interferisce, di conseguenza il gatto aggredisce il proprietario sulla gamba o braccio nel modo in cui afferrerebbe un passero.

E ) Apatia: gli individui che non rispondono agli stressors dell’ambiente e, quindi non si adattano, scelgono il modo passivo (vedi sopra). Sono l’esempio di gatti che rimangono rintanati, che non giocano, non esplorano, non mangiano e si lasciano andare in uno stato depressivo.

2) Fisiologia
C’è una effettiva riduzione del successo riproduttivo, perdita di peso (dovuto anche, ad esempio, nel gatto che vomita per stress), i parametri cardiovascolari ed ematici e i valori dei glucocorticoidi non sono più nella norma, non c’è regolare funzionalità del sistema immunitario, c’è produzione di anticorpi e insorgenza di malattie ( ad esempio la cistite, l’iperglicemia e la gastrite da stress nel gatto).
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Lo stress nel gatto: le possibili cause

Il gatto domestico, come ogni altra specie, sviluppa delle strategie adattate all’ambiente in cui vive e a seconda dello spazio a lui disponibile.
Spesso un appartamento ha una metratura troppo piccola per permettere l’espletarsi di tutti i comportamenti naturali che fanno parte del suo corredo etologico (stress ambientale).

Anche l’eventuale stress da trasloco nel gatto non va trascurato perché quando si cambia casa c’è il ricordo e le vecchie abitudini che vengono a mancare e il nuovo ambiente deve rispondere alle sue esigenze naturali tipiche della specie gatto. Solo l’osservazione dell’animale e delle sue risposte a stimoli e variazioni dell’ambiente sono il nostro strumento per valutare il suo stato di benessere.

Se il cibo e acqua sono sempre a sua disposizione, se ci sono mensole a più altezze, arrampicatoi di varie misure per farlo arrampicare come farebbe sugli alberi, se ha tiragraffi orizzontali e verticali per fare le sue normali graffiature, se fa correttamente i bisogni nella lettiera, se non si fa una eccessiva tolettatura, se risponde ai nostri giochi, se risponde ai nostri richiami, se dorme rilassato, se quando lo tocchiamo non si contrae o ha dolore o paura, possiamo dire che c’è un buono stato di benessere.

Viceversa, se l’ambiente in cui vive è spoglio, non adeguato, il cibo e acqua non sufficientemente forniti, se rimane perennemente rintanato e non risponde ai nostri stimoli o aggredisce in continuazione, fa continui danni in casa e non utilizza correttamente la sua lettiera, possiamo dire che c’è uno scarso stato di benessere che verrà, quasi sicuramente, confermato anche da uno scarso stato di salute se sottoposto a controllo e analisi dal nostro veterinario di fiducia soprattutto se la situazione è così da molto tempo (stress cronico).

Difatti, se il livello di stress è molto alto e/o persiste per un lungo periodo la conseguenza può essere un grave peggioramento della qualità della vita dell’animale e indica palesemente che l’animale ha fallito il tentativo di adattarsi all’ambiente.

Come curare lo stress del gatto: i rimedi

Oltre all’importante arricchimento ambientale, possiamo ricorrere per un gatto stressato ai rimedi naturali. Ottimi sono i feromoni in versione spray per ambiente e/o versione collare che rilasciano un odore che rilassa in modo naturale e facilita l’ambientazione.

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Anche i prodotti di omeopatia e la floriterapia di Bach per lo stress del gatto danno un valido supporto, in modo particolare per lo stress acuto la miscela preconfezionata antipanico chiamata Rescue Remedy versione no alcol adatta agli animali.

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Gatto stressato: sintomi e valutazione

Nella tabella sottostante è indicato il modo di valutare lo stato di benessere e stress nel gatto misurato in gradi. Si parte da 1 (buono stato di benessere/nessuno stress) a 10 (scarso stato di benessere/forte stress).

Leggete con attenzione i sintomi del gatto stressato in modo da poter valutare voi stessi con l’osservazione diretta se il vostro sta bene o male.

Da leggere dopo:

gatto stressato sintomi

E tu credi che il tuo gatto sia stressato? Da che cosa lo deduci? Se hai questo dubbio, scrivi pure nei commenti le tue domande e cercheremo di darti un aiuto e delle indicazioni.

Gatto stressato: sintomi e rimedi
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