Anestesia gatto effetti collaterali e risveglio

In questo articolo vedremo di fare chiarezza su una procedura molto utilizzata in veterinaria: l’anestesia nel gatto. Esistono molti tipi di anestesia, dalla anestesia totale, alla anestesia locale, alla sedazione del gatto, e spesso ci si chiede quali possono essere gli effetti collaterali della anestesia nel gatto, i rischi che ci possono essere, ed anche i tempi di smaltimento dell’anestesia. Vediamoli quindi nel dettaglio.

L’anestesia è una procedura molto utilizzata in medicina veterinaria. È una pratica antichissima che è stata tramandata e si è evoluta fino ai giorni nostri. Sono ormai da considerare ricordi storici lontanissimi l’utilizzo di sostanze come l’etere e il cloroformio.
Oggi giorno disponiamo di un vasto numero di protocolli farmacologici che vengono scelti a seconda dell’obbiettivo che ci si prefigge e che ci aiutano a limitare e prevedere quelli che possono essere effetti collaterali.

Cos’è l’anestesia nel gatto e cos’è la sedazione

Spesso si paragona l’anestesia al sonno ma le due cose vanno ben distinte.

  • Il sonno è una temporanea perdita di coscienza che avviene in maniera del tutto naturale e segue dei ritmi giornalieri. Durante il sonno le funzioni neurovegetative vengono mantenute da parte dell’organismo in maniera del tutto spontanea, sebbene siano rallentate.
  • Con l’anestesia si assiste ad una perdita di coscienza e ad un’alterata percezione del dolore, unitamente ad una diminuzione del tono muscolare. Anche le funzioni neurovegetative possono subire alterazioni in misura variabile.
  • La sedazione, anche questa spesso utilizzata come sinonimo dell’anestesia, è invece cosa differente da quest’ultima, permette infatti di avere solo una parziale perdita di coscienza.

Può essere utile ricorrere a questo tipo di effetto per ridurre lo stato di agitazione di un gatto, ad esempio in vista di normali visite cliniche o in occasione di accertamenti diagnostici che potrebbero risultare non ben accetti dall’animale, sia per difficoltà nella tolleranza verso quel tipo di manipolazione sia perché fastidiosi o dolorosi (ad esempio in occasione di un’ ispezione del cavo orale o della rimozione di un corpo estraneo).

La sedazione nel gatto è utile anche in occasione di un’anestesia per permettere all’animale di iniziare a rilassarsi prima della somministrazione dei farmaci deputati a questa, così da permetterne il potenziamento come effetto e ridurne la quantità necessaria. Questo è quello che viene definito preanestesia.

Quando serve l’anestesia nel gatto

La prima risposta alla domanda “Quando serve l’anestesia nel gatto?” che viene in mente alla maggior parte di noi è sicuramente: in occasione di un intervento chirurgico!
Assolutamente impensabile poter affrontare qualsiasi tipo di intervento con un paziente non solo cosciente ma anche normorecettivo da un punto di vista sensoriale.

In veterinaria però gli usi della sedazione e dell’anestesia non sono legati solo e unicamente agli interventi chirurgici.
Abbiamo poco sopra ricordato la talvolta scarsa collaborazione dei nostri gatti durante le visite dal veterinario.
Alcune volte si ha a che fare con gatti che non si lasciano avvicinare neanche attraverso il trasportino, figuriamoci lasciarsi manipolare per essere visitati.

A volte si deve ricorrere all’anestesia nel gatto per permettere di eseguire delle indagini diagnostiche, ad esempio delle lastre radiografiche in cui è necessario avere l’assoluta immobilità del paziente difficilmente ottenibile con l’animale sveglio o ancora delle ecografie, durante le quali il nostro gatto deve rimanere per diversi minuti ( che a lui possono sembrare un’eternità) in posizioni non proprio comode, a pancia all’aria e con le quattro zampe estese.
Anche un prelievo di sangue può trasformarsi in un rodeo se abbiamo a che fare con un gatto particolarmente battagliero.
Purtroppo però gli accertamenti diagnostici sono necessari e il ricorrere ad una sedazione o ad un’anestesia permette di eseguirli senza creare troppi disagi al gatto.

Quali sono i tipi di anestesia nel gatto

I protocolli anestesiologici sono differenti e variano anche in relazione al tipo di anestesia che si sceglie di eseguire.
Una prima distinzione va fatta tra anestesia iniettiva e anestesia inalatoria o gassosa.

Anestesia iniettiva

L’anestesia iniettiva prevede l’utilizzo di farmaci che vanno iniettati nel paziente, per via intramuscolare o endovenosa. Solitamente la si propone per interventi o procedure rapide perché è abbinata allo svantaggio di un monitoraggio meno efficace e sicuro.

Anestesia inalatoria o gassosa

L’anestesia inalatoria o gassosa prevede, dopo un’iniziale induzione (il primo momento dell’anestesia) con farmaci iniettivi, l’utilizzo di anestetici in forma gassosa. Questi offrono il vantaggio di essere più facilmente gestiti durante gli interventi.

Abbiamo poi un’altra distinzione: anestesia generale e anestesia locale.
L’anestesia generale è quella che comporta la totale perdita di coscienza da parte dell’animale, l’anestesia locale permette di far perdere sensibilità solo ad una porzione del corpo.
Quest’ultima offre il vantaggio di utilizzare in modo mirato l’anestetico, riducendone quindi gli effetti collaterali, ma lascia il paziente cosciente ed è quindi necessario che sia molto tollerante!

Anestesia gatto: il risveglio

La fase di risveglio è quella fase durante la quale si assiste al ritorno di coscienza e al controllo delle proprie capacità motorie.
Anche in questo caso la scelta del tipo di protocollo (anestesia iniettiva o gassosa) può comportare delle differenze.

Generalmente la ripresa dopo un’anestesia inalatoria è più rapida rispetto a quella ottenuta mediante l’impiego di farmaci iniettivi. Questo perché i farmaci iniettivi richiedono un tempo di metabolizzazione e di eliminazione maggiori rispetto a farmaci gassosi.

Sul tempo necessario al risveglio dall’anestesia intervengono anche altri fattori che dipendono dal nostro gatto.
Un fattore è l’età: un soggetto anziano avrà mediamente necessità di un tempo maggiore per smaltire l’anestesia rispetto ad un soggetto giovane.
Lo stato di salute: gatti con problematiche epatiche (a carico del fegato) o renali avranno un rallentamento nella metabolizzazione e nell’eliminazione del farmaco rispetto a gatti che sono in perfetta forma fisica.

Ma anche altri fattori come ad esempio l’essere sovrappeso influenzano l’anestesia e il suo smaltimento, il tessuto adiposo offre la possibilità di depositare alcuni farmaci, ritardandone l’eliminazione.

Rischi ed effetti collaterali dell’anestesia

L’anestesia nel gatto comporta dei rischi che possono essere in parte previsti, valutati e limitati.
La prima cosa che viene consigliata in vista di un’anestesia programmata è una visita preanestesiologica con l’esecuzione di accertamenti diagnostici (esami del sangue e ecocardiografici ad esempio).

I gatti che soffrono di patologie cliniche sono soggetti a maggiori rischi in relazione alla patologia di cui soffrono e alla gravità della stessa.
Durante la visita preanestesiologica sarà cura del veterinario esporre caso per caso i rischi e in che percentuale peseranno sulla scelta di procedere con l’anestesia oppure optare per alternative cliniche/terapeutiche laddove vi sia tale possibilità.

Gli effetti collaterali per una anestesia totale riguarderanno diversi organi, perché l’intero organismo è interessato: sistema nervoso, fegato, reni, cuore, polmoni, apparato gastroenterico.
Pertanto potrà essere consigliata la presenza di un veterinario che si occupi della sola gestione dell’anestesia e del monitoraggio di questa, tramite un controllo del paziente visivo e strumentale, durante tutto l’intervento fino alla fase di risveglio.

Possibili conseguenze post operatorie possono essere legate a stati di ipotermia (diminuzione della temperatura corporea), problematiche respiratorie, fenomeni di vomito (per questo è importante rispettare il digiuno preoperatorio!), variazioni nei valori della glicemia. Anche in questo caso l’attento monitoraggio del gatto durante la fase di risveglio e nelle prime ore post intervento sarà utile per limitare le complicazioni legate a queste alterazioni.

Smaltire l’anestesia totale

Quando riportiamo a casa il nostro gatto dopo un intervento che abbia previsto un ricovero in regime di day hospital ossia con dimissioni nell’arco delle 24 ore, come nei casi di ovariectomie e orchiectomie (sterilizzazione e castrazione), solitamente la nostra impressione è che sia sveglio, esattamente come quando l’abbiamo lasciato poche ore prime in ambulatorio.

Sebbene il nostro gatto sembri in effetti cosciente bisogna tenere conto che lo “smaltimento” dell’anestesia può non essere ancora completo. Sarà dunque sveglio, è vero, ma potrebbe non aver riacquistato il pieno controllo motorio e/o sensoriale.
Potrebbe avvertire nausea, in seguito all’utilizzo di farmaci anestetici o anche di antidolorifici somministrati in sede d’intervento o subito dopo, e rifiutare il cibo quando da noi proposto in base alle indicazioni che ci avrà lasciato il veterinario (solitamente infatti viene consigliato di rispettare il digiuno ancora per alcune ore dopo il rientro a casa).

Una volta a casa, sarà bene lasciare il nostro gatto qualche ora tranquillo, magari in una stanza o in un ambiente appartato, per permettergli di riprendersi in modo graduale senza essere infastidito da noi o peggio ancora da altri animali conviventi.
In questi casi infatti non sentendosi pienamente padroni di se stessi non è infrequente che si verifichino scontri, talvolta dai caratteri piuttosto accesi, che potrebbero incrinare la relazione e compromettere la convivenza futura!

Da leggere dopo:

Spero di aver chiarito i vostri dubbi riguardo all’anestesia totale nel gatto e riguardo ai sedativi e in quali casi vengono usati, è bene sempre chiedere al proprio veterinario di fiducia tutti i chiarimenti per fugare ogni dubbio, e se avete ulteriori domande o commenti relativi all’anestesia o volete raccontarmi la vostra esperienza, scrivete pure nei commenti qui sotto.

Anestesia gatto: effetti collaterali e risveglio
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2 commenti
  1. Beatrice
    Beatrice dice:

    Salve, io ho portato il mio gatto per accertamenti diagnostici da un veterinario ritenuto uno specialista, in quanto il mio veterinario abituale non riusciva a capire cosa affligeva il gatto durante l’alimentazione, aveva difficoltà a delutire.
    Lo specialista mi ha proposto alcuni esami, raggi x al torace , un citologico per un linfonodo ingrossato e un emocromo, per i quali disse necessaria una sedazione. Non mi informò di nulla, nonstante gli avessi chiesto espressamente quali fossero i rischi.
    Mi fece vedere il gatto dopo 2 ore, sembrava morto.
    Era gelato e non accennava a risvegliarsi. Gli fece un’antidoto, ma non si risvegliava neppure così. Dopo 1 altra ora mi lasciò andare a casa, dicendo che durante il tragitto si sarebbe svegliato. Il giorno dopo il gatto presentava fortissimi dolori al fondo schiena, non riusciva a camminare, non mangiava ne beveva da solo era ipotermico e fortemente anemico.
    Il gatto era felv positivo, lo sapevamo da 1 anno e lo sapeva anche il veterinario che l’ha anestetizzato, ma non presentava i sintomi della malattia.
    Sembra che quell’anestesia gli abbia abbassato le difese immunitarie, già compromesse dalla felv. Il gatto è morto 15 giorni dopo, 15 giorni di assurda agonia e dolore.
    Poteva essere evitato tutto questo? Un’emocromo preventivo avrebbe potuto fermare quel veterinario, a mio avviso distratto? Il fatto che si sapesse della positività alla Felv, non avrebbe dovuto insospettire il veterinario e fargli pensare che si poteva trovare davanti ad un soggetto anemico?
    Ringrazio infinitamente per le risposte .
    Un saluto

    Rispondi
    • Dr. ssa Elena Borrione
      Dr. ssa Elena Borrione dice:

      Buongiorno,
      mi rincresce molto per la triste vicenda accaduta al suo gattone e al lei.
      L’anestesia comporta dei rischi soprattutto per quei pazienti che non godono di ottima salute e che presentano un insufficienza a livello cardiaco, renale o epatico, che si presentano in stato di shock o fortemente debilitati.
      Gli esami preanestetici sono utilissimi proprio per valutare sofferenze a carico dei diversi apparati anche lievi, non valutabili pienamente mediante la sola visita clinica.
      Tra gli effetti avversi ai farmaci anestetici ci sono anche fenomeni di ipersensibilità verso uno o più componenti. In questo caso sono difficili da prevedere anche con una preventiva valutazione ematologica.
      Anche il tipo di protocollo anestesiologico e la metodica di somministrazione (anestesia gassosa e/o anestesia iniettiva)hanno la loro importanza.
      La sedazione nel suo caso era stata proposta proprio per poter effettuare accertamenti più approfonditi vista la sintomatologia riscontrata nel gatto ed immagino non fosse possibile effettuare gli stessi con l’animale normorecettivo. Mi spiace leggere che non sia stata informata adeguatamente dei rischi così da poter valutare pienamente, insieme al suo veterinario di fiducia, i rischi e i benefici di tale procedura.
      Purtroppo non posso garantirle che l’esito sarebbe stato differente se si fossero adottate tutte le precauzioni del caso ma non posso neanche escluderle che la sedazione/anestesia non abbia avuto un peso nella problematica clinica che ha descritto.
      La saluto cordialmente,
      Dr.ssa Elena Borrione
      Medico Veterinario
      Master Universitario di 2° Livello in Clinica delle Malattie Comportamentali del Cane e del Gatto
      Veterinario Esperto in Comportamento Animale FNOVI
      Veterinario Esperto in Interventi Assistiti con gli Animali
      www.elenaborrione.it
      www.veterinariocomportamentalista.it

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