Gattini in adozione quando il distacco dalla madre

Abbiamo visto dei bellissimi gattini in adozione e ne vogliamo scegliere uno. Ma quando adottare un gattino? A quanti mesi si può prendere un gattino?
In generale, per quanto riguarda l’età di adozione dei gattini, viene consigliato almeno il compimento dei due mesi e non prima. Ma perché? Vediamo dalla nascita a grandi linee come cambia il cucciolo e come influisce la presenza della madre e dei fratellini sul suo corretto sviluppo e crescita.

L’allattamento dei gattini

Il periodo di allattamento comprende tre fasi:

  • la prima fase si ha fino al compimento di tre settimane di vita dove la mamma gatta sveglia i piccoli e inizia ad allattarli e questi si muovono contraendo e alternando i muscoli dei fianchi, tipo serpente, e oscillando anche la testa, hanno gli occhi chiusi fino a sette/dieci giorni e si orientano per la suzione tramite l’olfatto.
    A circa venti giorni, spesso capita che ciascun gattino preferisca un capezzolo, indipendentemente dal numero dei cuccioli presenti e senza influenza alcuna sulla loro crescita. Questa è la fase in cui mamma gatta soffre di più un eventuale distacco dai gattini e, se spostati non da lei, cerca i cuccioli insistentemente.
  • La seconda fase dura fino alla quarta settimana di vita dove, invece, la poppata è iniziata sia dai gattini, a cui sono già spuntati i denti da latte, che dalla madre, che rimane sdraiata di fianco;
  • la terza ed ultima fase comincia alla fine del primo mese di vita, dove mamma gatta non invita più i gattini alla poppata ma se accetta di allattarli lo fa in piedi; perché mamma gatta allontana i cuccioli?
    Perché i piccoli ora sono in grado di allontanarsi, fanno le prime corsette e sono particolarmente vivaci e protesi al gioco sociale che la maggior parte delle volte coinvolge controvoglia mamma gatta. Intorno al mese e mezzo, la madre va a caccia anche per i piccoli e comincia a portare le prede nella tana ovvero quando i gattini iniziano ad essere in grado di mangiare da soli. E’ iniziato lo svezzamento!!!

Lo svezzamento dei gattini

Lo svezzamento è una fase di passaggio dove la madre riduce progressivamente la quantità di attenzioni e cure parentali dedicata ai propri cuccioli. Generalmente, lo svezzamento inizia circa a quattro settimane e termina intorno alle sette.
Leggi anche: Svezzamento di un gattino, come fare?

La presenza di altri gatti e esseri umani, ad esempio, non causa danni prima del momento in cui il gattino è in grado di interagire, a meno che non ci sia una base di paura. E’ scientificamente testato che più precocemente e più a lungo si maneggiano i gattini, tanto più sarà probabile che abbiano un atteggiamento più amichevole nei confronti dell’essere umano.

Per questo motivo, il periodo ottimale per la socializzazione nei confronti dell’uomo sembra essere tra la terza e la settima settimana.
Ciò non sta a significare che i piccoli possono essere già adottabili, e allora dopo quanto tempo si possono adottare i gattini?

A quanti mesi si può prendere un gattino?

Dopo quanto tempo la gatta lascia i gattini? Ci sono i cosiddetti tempi tecnici dove mamma gatta fa da maestra e il suo ruolo non può essere sostituito da un essere umano per ovvie ragioni.

Se la sequenza ricerca-agguato-cattura-uccisione della preda è esplicata istintivamente dal gattino, solo mamma gatta è in grado di insegnare ai piccoli le vere e proprie tecniche di caccia e, quindi, di sopravvivenza.

L’insegnamento è, in realtà, la graduale e progressiva inibizione degli atti predatori: la peculiarità di questo insegnamento consiste nel fatto che gatta-maestra calibra il comportamento in base delle reazioni del gattino-allievo e ciò è essenziale per il futuro del gattino. In questo modo, si educa l’autocontrollo motorio e l’inibizione del morso, fondamentale per una sana convivenza con l’essere umano!

Purtroppo il precoce distacco dei gattini dalla mamma può comportare il sorgere di patologie comportamentali legate allo sviluppo comportamentale, tra cui:

  • la sindrome di iperattività/ipersensibilità,
  • la sindrome di privazione sensoriale e
  • la claustrofobia (o ansia da luogo chiuso).

Esaminiamole tutte e tre per comprendere meglio quanto incide per i gattini il distacco dalla madre.

Sindrome iperattività-ipersensibilità

Il gatto ha decisamente un deficit degli autocontrolli perché morde e graffia soprattutto mani e piedi, salta dappertutto e non sta mai fermo, non sa regolare l’ingestione di cibo, ha difficoltà a rimanere solo ma in compagnia non riesce a socializzare correttamente: da quanto scritto sopra, è palese il fatto che mamma gatta non ha avuto il tempo di poter insegnargli tutto ciò!

Quindi, cosa possiamo fare noi proprietari? Non rinforzare giochi con mani e piedi, non punirlo, rendere l’ambiente più stimolante e sarebbe ottimo se in casa ci fosse un gatto adulto che educhi il gattino.
Leggi anche: Gattino iperattivo, come fare?

Sindrome da privazione sensoriale (prime settimane in ambiente ipostimolante)

Il gatto ha paura di tutto, rimane generalmente nascosto, esce di notte per mangiare, non esplora, può manifestare aggressività per paura o irritazione per eventuali carezze e sporca in casa.

Questo comportamento è dovuto all’isolamento sociale e/o ambientale nelle prime fasi di sviluppo, molto probabilmente per l’abbandono da parte di mamma gatta del/dei cucciolo/i oppure la cucciolata era in un ambiente troppo silenzioso o poco stimolante.
Si sottolinea il fatto che, se nelle cucciolate meno numerose mamma gatta è più tollerante, quando partorisce un solo gattino, questa è molto più aggressiva dopo lo svezzamento e ciò può rafforzare la paura del piccolo.

Quindi, cosa possiamo fare noi proprietari? Bisogna imparare ad individuare le posture che indicano la volontà di interrompere il contatto fisico, arricchire accuratamente l’ambiente, se è nascosto non tentare di stanarlo, non forzare mai il gatto ad interagire con nuovi individui, ma lasciare al gatto l’iniziativa dell’esplorazione premiandolo eventualmente con il cibo.

Claustrofobia o Ansia da luogo chiuso (prime settimane in ambiente iperstinolante)

Il gatto è nervoso e fa corse frenetiche, aggredisce all’improvviso e tollera poco le carezze e soprattutto al rientro la sera dei proprietari è molto eccitato e agitato. Questo perché i primi mesi di vita sono stati trascorsi in ambienti iperstimolanti e adesso, invece, il gatto abita in luogo ipostimolante. Un esempio lampante: il gatto randagio che viene adottato in un appartamento.

Quindi, cosa possiamo fare noi proprietari? Curare l’arricchimento ambientale con giochi vari, con mensole a più altezze e con l’accesso, se possibile, all’esterno o ad eventuali balconi/terrazzi, somministrare cibo in più zone della casa, osservare attentamente la postura e mimica per prevedere un eventuale attacco, evitare l’adozione di un secondo micio.

Da leggere dopo:

E tu, a che età hai adottato il tuo gatto? Hai riscontrato alcuni dei problemi elencati qui sopra? Se hai delle domande o hai bisogno di consigli su quando adottare un gattino piccolo, scrivi pure nei commenti!

Gattini in adozione: quando il distacco dalla madre?
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