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Gatti con FIV e FeLV: possono convivere con i gatti sani?

In questo articolo parliamo di un argomento piuttosto difficile e delicato, come le malattie infettive dei gatti, come la FIV e FeLV e le loro conseguenze.

I gatti, per loro natura, sono alimali molto più soggetti di altri (dai cavalli che sono controllatissimi, ai cani) a contrarre le malattie infettive.
Sono spesso lasciati liberi di girare dai loro padroni, e praticamente non c’è un posto nel nostro paese dove non siano presenti i gatti randagi, anche a causa della regolarizzazione delle colonie feline: il contatto tra gatti randagi, spesso infetti, e gatti sani fa sì che le infezioni si perpetuino ed è questo il motivo per cui le malattie infettive del gatto sono così diffuse.

Purtroppo, per qualche padrone è un trauma sapere che il proprio amico peloso ha contratto una malattia infettiva, specialmente se si parla di FIV (Immunodeficienza Felina) o FeLV (Leucemia Felina) perché sono entrambe incurabili, come anche la FIP.
Spesso si dice ai proprietari di mettersi seduti prima di dar loro la spiacevole notizia, perché alcuni reagiscono veramente male, iniziano a piangere.

Non stiamo tuttavia dicendo che il gatto è morto: stiamo dicendo che ha una malattia infettiva inguaribile, ma che non necessariamente porta a morte, e anche se il gatto ha un’aspettativa minore rispetto al sano niente gli impedisce di vivere fino a 11, 12 anni, che non sono pochi.

Come i gatti contraggono FIV e FeLV

Prima di parlare di convivenza tra gatti infetti e gatti sani dobbiamo parlare un minimo di epidemiologia, ovvero di modalità di trasmissione, di queste malattie, perché altrimenti non si capisce bene dove si deve agire per impedire ai virus di diffondersi.

A dire il vero, di FIV ne abbiamo già parlato ed anche di FeLV.

Le modalità di trasmissione tra le due malattie sono molto simili, solo che la FIV ha meno modalità di trasmissione rispetto alla FeLV.

Entrambe, infatti, si trasmettono con il contatto diretto con il sangue, quindi graffi, morsi e accoppiamento (in cui il maschio graffia la femmina) sono le uniche vie abbastanza intime da consentire al virus di trasmettersi senza morire.
C’è insomma bisogno di un contatto piuttosto violento.

Il virus FeLV, nonostante sia molto simile, è però più resistente nell’ambiente del FIV, e si trasmette anche con feci, urine e saliva oltre ai suddetti metodi; il più pericoloso tra questi è sicuramente la saliva, perché i gatti dormono insieme per scaldarsi, si strusciano tra di loro, e soprattutto mangiano e bevono dalla stessa ciotola: questi comportamenti favoriscono la trasmissione della FeLV.

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La convivenza tra i gatti malati e i gatti sani

Fatte queste doverose premesse, si arriva a parlare di convivenza tra i gatti malati e i gatti sani.

Lo scopo di ogni proprietario che sappia, dopo una visita veterinaria, che il proprio gatto è positivo è di fare essenzialmente due cose: la prima è salvaguardarlo il più possibile, in modo che non contragga altre malattie anche banali (entrambe le malattie infettive debilitano il sistema immunitario che si trova impreparato a combatterle) mentre la seconda è preservare dall’infezione i gatti sani che eventualmente vivono nei paraggi o addirittura in casa con il gatto malato.

La prima cosa che personalmente farei è la castrazione, o la sterilizzazione, del gatto infetto.
Questi interventi limitano sia l’aggressività che gli spostamenti dei gatti, che saranno più portati a rimanere in casa o comunque a non allontanarsi dal loro ambiente, riuscendo così a prevenire la contrazione di altre malattie; sarebbe il caso, se il gatto vive in giardino, di iniziare ad accoglierlo in casa perché non ci dimentichiamo, specie in inverno, che il freddo è un altro elemento che indebolisce le difese immunitarie, già provate dalla malattia.

Per il resto, uno stile di vita adeguato, una corretta alimentazione (che non vuol dire “far diventare il gatto una palla”, vuol dire che deve essere corretta e sufficiente) unite al poco movimento possono salvaguardare già adeguatamente il gatto dalla contrazione di altre malattie, evitando così che la situazione possa peggiorare.

E questo vale se abbiamo un solo gatto. Mentre se ne abbiamo piu di uno?

Se questi gatti sono tutti positivi non ci sono problemi, se non che quanto abbiamo appena detto deve valere per tutti e non per un solo gatto.

Se invece abbiamo un solo gatto FIV o FeLV positivo la situazione si complica, perché dobbiamo fare attenzione che i negativi non si ammalino, in particolare con la FeLV perché con la FIV è più raro.
Posto che, ovviamente, non compiamo l’incivile scelta di buttar fuori di casa il gatto malato…

I gatti che vivono in casa, chiaramente, devono essere isolati dai gatti che stanno fuori.
Non dico che devono essere segregati, se c’è un terrazzo o un giardino privato va già bene, ma cerchiamo di tenerli in casa quanto più possibile, perché il contatto con i gatti potrebbe portare qualche malattia anche lieve, che avrebbe le stesse conseguenze che abbiamo già detto.

Una volta isolati i gatti che stanno in casa, e sterilizzati/castrati, già il rischio di FIV si è ridotto molto, perché tra gatti che si conoscono e vivono insieme non ci sono episodi di aggressività; se a questo uniamo più di una ciotola per il cibo, più di un abbeveratoio e un paio di lettiere gli scontri saranno ridotti a zero, perché se a un gatto non va particolarmente a genio un altro gatto avrà sempre un secondo posto dove mangiare e fare i suoi bisogni.

Per la FeLV, le cose sono più complesse perché anche la regola dei doppi/tripli abbeveratoi per impedire la trasmissione salivare non è risolutiva: come gli insegni al gatto che quello è il suo?

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La cosa migliore, qui, è ricorrere al vaccino per i gatti sani.
Il vaccino non copre proprio del tutto, non è ancora ottimale e previene ad oggi circa l’80% delle infezioni.

Però, anche se non è sempre efficace, in casa si viene a creare una situazione particolare: il corpo del gatto sano conosce il virus (per via del vaccino) e visto che sarà continuamente stimolato dal virus “vero”, quello presente nel gatto malato, sarà sempre pronto a combatterlo e a distruggerlo, così che la situazione non sfugga di mano e il gatto sano sappia sempre proteggersi dal virus, anche per tutta la vita vista la costante stimolazione.
Anche perché tramite acqua le particelle virali che passano non sono poi tantissime, e sono gestibili da un organismo sano e vaccinato.

Ad oggi, il miglior metodo per far convivere gatti sani e malati è proprio questo: evitare quanto più possibile l’aggressività da una parte, per impedire la trasmissione della FIV, e vaccinare dall’altra, per impedire la trasmissione della FeLV (il vaccino per la FIV come avrete capito ancora non esiste).

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Con questi metodi e con queste soluzioni si può condividere una vita serena anche con gatti che purtroppo hanno contratto queste gravi malattie.

Senza dimenticarci il loro status di “gatti immunodepressi”, paragonabili ad una persona che ha subito una chemioterapia (come stato immunitario): qualsiasi colpo di tosse, qualsiasi starnuto, qualsiasi comportamento anomalo (gatti che barcollano, che dormono troppo…) significa visita immediata dal veterinario.
In un immunodepresso, i problemi non si risolvono da soli.

Hai esperienza con gatti affetti da malattie che convivono con gatti sani? Raccontaci la tua esperienza nei commenti per essere utile anche ad altre persone.

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