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L’acqua riveste un ruolo fondamentale nella nutrizione del gatto, come del resto in quella di tutti gli esseri viventi.
Il gatto è un animale che tende a bere poco perché sente poco lo stimolo della sete, quindi in natura trae l’acqua di cui ha bisogno dal cibo.
Viene da sé capire che se un gatto mangia solo crocchette, è più probabile che non assuma la giusta quantità di acqua giornaliera, che in quantità ottimale corrisponde al doppio della quantità di cibo ingerito. In altre parole, di tutto ciò che un gatto ingerisce giornalmente un terzo è costituito dai vari nutrienti (proteine, grassi, minerali…) e due terzi da acqua; questo è, del resto, il rapporto naturale di acqua nella preda: le prede del gatto sono composte dal 65% di acqua, e dal rimanente circa 35% dai nutrienti).
Leggi anche: Meglio umido o secco nella dieta del gatto?

Può essere utile stimolare il gatto a bere acquistando una fontanella per gatti, visto che apprezza bere da acqua corrente piuttosto che da acqua stagnante nella ciotola, ed è importante anche cambiare spesso l’acqua e pulire bene le ciotole dal calcare.
Ma la scelta di fornire più umido che secco è la scelta migliore per assicurarci che abbia il giusto apporto di acqua per il suo corpo.

Perché è importante l’apporto di acqua per il gatto

Ma cosa può succedere se il gatto beve poco o se comunque non c’è il giusto apporto di acqua nel suo organismo?
Oltre a problemi di disidratazione, se un gatto beve poco può incorrere in problemi ai reni e al tratto urinario, come cistiti e calcoli.
Quando si parla di giusto apporto di acqua nel gatto, si parla soprattutto di prevenire (più che di curare) queste patologie.

Uno dei problemi più comuni del gatto legato ad un basso apporto di acqua sono i calcoli, termine comune per definire l’urolitiasi. I calcoli nel gatto sonno di vario tipo e sono una delle cause della Sindrome Urinaria Felina (FUS), o meglio della Sindrome del basso tratto urinario felino (FLUTD: Feline Lower Urinary Tract Disease), che comprende vari disturbi come cistite, infiammazioni batteriche, cistite idiopatica e può manifestarsi con un gatto che non urina o con tracce di sangue nelle urine del gatto.
I calcoli nel gatto possono risolversi oppure possono avere conseguenze gravi ed anche letali, per cui prima di arrivare alla formazione dei calcoli, meglio prevenirli il più possibile.

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I calcoli sono dei veri e propri sassi che si formano nelle vie urinarie del gatto quando alcuni minerali normalmente presenti nell’urina si aggregano tra loro, perché permangono per troppo tempo nella vescica. Se il gatto fa pipì spesso, i minerali vengono correttamente eliminati e non hanno il tempo di cristallizzarsi formando i calcoli, quindi è importante assumere tanta acqua per favorire la minzione frequente.

A volte alcuni proprietari per “prevenire” i calcoli vanno a guardare nelle etichette la percentuale di ceneri grezze presente nell’alimento, convinti che un basso apporto di ceneri (cioè i minerali) prevenga la formazione dei calcoli. Questa convinzione è del tutto errata perché nelle ceneri possono esserci minerali che non legano tra loro a formare i calcoli, e comunque la discriminante per la formazione o meno di calcoli rimane il tempo di permanenza in vescica, e quindi la frequenza delle minzioni.
Inoltre se si beve tanta acqua, o si assumono alimenti ricchi di acqua, è più difficile che i minerali si incontrino in vescica e quindi che abbiano la tendenza a unirsi tra loro formando i calcoli.

E’ importante anche sapere che i calcoli non sono tutti uguali, alcuni sono favoriti da un pH acido, altri da un pH basico, per cui è importante stabilire con il veterinario quale alimentazione adottare per discioglierli, sulla base delle analisi delle urine del gatto. In caso di presenza di calcoli di solito viene prescritta una alimentazione a base di cibo “urinary“, come vedremo nel capitolo dedicato ai cibi terapeutici, ma si può anche adottare una dieta casalinga studiata da un veterinario che si occupa di alimentazione.

Acqua del rubinetto o in bottiglia per il gatto?

Un altro dubbio che ci può sorgere è se dare al nostro gatto l’acqua del rubinetto oppure una particolare marca di acqua in bottiglia.
Legalmente, i due tipi di acqua sono normati da due regolamenti differenti.

  • L’acqua di rubinetto, definita come “acque destinate al consumo umano” e che esclude le acque minerali naturali, è regolamentata dal Decreto legislativo 31/2001;
  • L’acqua in bottiglia, definita come “acqua minerale naturale”, raccolta così come estratta dalla sorgente e immediatamente imbottigliata, è definita dal Decreto legislativo 176/2011.

Le differenze tra le due riguardano essenzialmente i trattamenti: mentre l’acqua potabile può essere trattata per poter rispettare i limiti di sicurezza per la popolazione (il trattamento con il cloro ha lo scopo di prevenire la proliferazione batterica per l’acqua che può percorrere anche ampie lunghezze sotto terra, un ambiente non sterile), l’acqua di sorgente generalmente non viene modificata (e i trattamenti che si possono fare sono pochi) e viene quindi subito imbottigliata e successivamente venduta.

Entrambe le acque, con normative diverse, vengono controllate per gli aspetti che potrebbero risultare pericolosi per la salute: tra questi la presenza di contaminanti chimici come l’arsenico, ma anche per la presenza di batteri che possono causare patologie, come E. coli: si parte quindi dal presupposto che, dal punto di vista della sicurezza (sostanze tossiche, batteri), entrambe si possano considerare sicure e non dannose né per l’uomo, né per i nostri animali.

Quello a cui è importante far caso nella scelta dell’acqua sono i valori dei minerali più rappresentati nell’acqua, che possono entrare a far parte anche dei cristalli e dei calcoli più comuni: il calcio e il magnesio.
Altre sostanze, seppur presenti, non hanno un effetto diretto sulla salute, oppure sono in quantità così basse da non influenzare la salute dell’animale. Soprattutto perché molti di questi minerali (potassio, zolfo, ferro, manganese) sono presenti in misura molto più abbondante nell’alimento che, ogni giorno, il gatto mangia, a qualunque tipologia esso appartenga.

Esiste anche l’infondata credenza che la durezza dell’acqua influenzi la salute del gatto, ma in effetti non è così.
L’unico parametro da tenere d’occhio nella scelta dell’acqua è appunto la quantità di calcio e magnesio presenti, ma guardando le etichette di un cibo secco, notiamo che i valori di calcio e magnesio sono ben più alti di quelli presenti in qualsiasi acqua: per questo motivo, l’importanza del controllo dei parametri è legata per lo più alle condizioni patologiche, mentre come regola generale che vale sempre, in ogni caso, è bere tanto, che sia acqua di rubinetto o di bottiglia, a prescindere dai valori che contiene.

Naturalmente, una volta presa l’acqua dal rubinetto e dalla bottiglia è necessaria un’attenzione in più, relativa alla conservazione. I batteri presenti nella bottiglia potrebbero aumentare successivamente all’imbottigliamento se ad esempio l’acqua non è conservata in condizioni idonee, come quando la bottiglia rimane molto tempo al sole o comunque esposta ad alte temperature; questo può capitare quando l’acqua rimane per molto tempo nella ciotola o nella fontanella, nelle quali dovrebbe essere essere giornalmente sostituita per evitare proliferazioni.

Dal punto di vista della sicurezza delle acque, sia per la componente chimica e quindi la possibilità di sviluppo di patologie (come i calcoli), sia di ingestione di minerali in eccesso, sia per la componente microbiologica, ovvero per la presenza dei batteri, l’acqua del rubinetto e l’acqua della bottiglia si possono considerare pressoché equiparabili, nonostante alcune piccole differenze nei parametri legali per l’acqua del rubinetto e per l’acqua della bottiglia.

La scelta si può basare quindi esclusivamente sulla questione della comodità di fornire una o l’altra al gatto; c’è poi una questione di sapore (a volte i gatti ne preferiscono una o l’altra, a causa della presenza di sapori per loro poco gradevoli) e, da considerare, una componente economica che rende l’acqua in bottiglia molto più costosa rispetto all’acqua di rubinetto.

Tutti e tre sono però parametri che esulano dalla questione sanitaria o nutrizionale per le quali, come abbiamo visto, non intercorrono particolari differenze, salvo casi molto particolari (gatti che già soffrono di urolitiasi), tra l’acqua del rubinetto e l’acqua in bottiglia.
Più che alla scelta dell’acqua, quindi, la cosa a cui bisogna prestare attenzione è che il gatto beva: e se l’acqua, anziché dalla ciotola o dalla fontanella, la assume dall’alimentazione umida o casalinga, tanto meglio: lui è convinto di mangiare ma, a tutti gli effetti, sta per lo più bevendo. E questo è un bene.

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