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Cibo per gatti: leggere le etichette

cibo per gatti come leggere le etichette

In questo articolo parliamo di cibo per gatti. L’alimentazione del gatto è, come per tutti gli altri esseri viventi, una parte essenziale per la vita dell’animale e chiaramente deve essere tenuta in considerazione ed essere equilibrata.

Di solito, la maggior parte delle persone compra il cibo per il proprio gatto nei negozi di animali, o al supermercato, senza alcun consiglio da parte di un veterinario o di qualcuno che si intenda veramente di come scegliere gli alimenti per gatti migliori: in questa pagina impareremo come fare, attraverso la lettura delle etichette che si trovano sulle confezioni.

Perché sulle etichette si trova scritto davvero di tutto, e può essere difficile interpretare se non si conosce bene come si compone un alimento.

Chi scrive è non solo un medico veterinario, il Dott. Valerio Guiggi, ma uno specialista in ispezione degli alimenti, per cui sono (non per essere modesto, eh!) uno dei veterinari più adatti a parlare di questo argomento: ecco come leggere le etichette del cibo per gatti.

Mangimi completi e mangimi complementari

I mangimi, sia secchi che umidi, si dividono in cibo completo per gatti e cibo complementare per gatti.

La differenza, come si può facilmente intuire dal nome, è che un mangime completo può soddisfare, da solo, tutti i fabbisogni nutrizionali dell’alimentazione del gatto: il mangime complementare non ci riesce.

Un esempio, la scatoletta che comprate per il gatto è un mangime completo, per cui il gatto può sopravvivere mangiando solo quello; la pastasciutta (di solito è per cani, più che per gatti), è un mangime complementare, perché è un complemento a qualcos’altro, che bisogna aggiungere: in questo caso, manca la parte proteica.

In linea di massima, con un mangime complementare bisogna sapere che cosa abbinare, per cui (a parte diete specifiche) è sempre meglio preferire il completo.

Cino secco e cibo umido per gatti

mangimi secchi per gatti hanno al massimo il 14% di acqua, i semiumidi tra il 14% e il 34%, i mangimi umidi hanno più del 34% di acqua.

La differenza si vede a occhio; in linea di massima, il cibo umido è più digeribile per un gatto, quello secco, come le crocchette, lo è molto meno, ma è anche più costoso.

La scelta tra cibo secco e umido è una diatriba che non ha (e non avrà) mai fine, ma in linea di massima per i gatti è da preferire l’umido, per una serie di motivi (maggior digeribilità, minor probabilità di insorgenza di calcoli renali, minori probabilità di problemi epatici, di insorgenza di diabete e altri).

Abbiamo già parlato della questione tra crocchette e cibo umido in questo articolo: Meglio le crocchette o il cibo umido nell’alimentazione del gatto?

Vedi anche: Migliori marche di crocchette per gatti, quale scegliere.

Leggi anche: Le marche di cibo umido per gatti, quale scegliere

L’etichetta del cibo per gatti

Molte persone, chiedendomi se il loro cibo per gatti va bene o no, fanno l’errore di mandarmi come prima cosa la lista degli ingredienti. 

In linea di massima, per valutare un mangime non si parte da lì, ma da quella che in umana si definisce tabella nutrizionale, o lista dei componenti analitici: è la percentuale di macronutrienti che si trovano nei cibi, che vengono analizzati in base a quanto richiesto dalla vigente normativa sulla mangimistica animale, aka Reg. CE 767/2009.

Etichetta cibo per gatti

Il modo sbagliato di leggere un’etichetta. Qui vengono riportati ingredienti ed additivi, ma non la tabella nutrizionale, che è fondamentale: non si può analizzare l’etichetta partendo da una foto come questa.

Il regolamento chiede di mettere su ogni mangime una tabella che indichi alcuni valori precisi: le proteine grezze, i grassi grezzi, la fibra grezza, le ceneri grezze.

La proteina grezza

Premetto che “grezza” o “greggia” è la stessa cosa, e sta a significare che la proteina è rilevata con un metodo (l’unico ufficialmente riconosciuto) che non distingue le proteine digeribili da quelle non digeribili (non voglio essere complicato, ma per spiegare cos’è la proteina grezza bisogna sapere che, teoricamente, se analizzassi proteine indigeribili come quelle del pelo o delle piume, la proteina sarebbe comunque rilevata… lo stesso vale per le altre componenti).

Le proteine sono quella parte di alimento che serve in linea di massima a formare i muscoli del gatto e a garantire il ricambio.

La proteina greggia è la parte più costosa del mangime perché viene dalle carni, per cui in linea di massima più un mangime è proteico, meglio è per il gatto; tuttavia non bisogna esagerare, per evitare problemi renali nello smaltimento degli amminoacidi, per cui un mangime con il 100% di proteine grezze non andrebbe bene comunque.

Etichetta componenti analitici cibo per gatti

Questa etichetta, da un mangime in vendita su internet, è completa. Vediamo che le proteine sono il 33%, per cui è un mangime di alta qualità; per gatti che hanno problemi renali o epatici, però, sono troppe.

Le proteine gregge sono il primo dei componenti del cibo per gatti da considerare: le dosi consigliate come fabbisogno nutrizionale sono di 25-30% per un gatto adulto, che salgono a un massimo del 32% per un gattino, ovviamente già svezzato: non bisogna superare questi limiti, ma nemmeno stare troppo sotto.

Inoltre bisogna considerare se le proteine sono animali o vegetali: se sono prevalentemente animali, va bene così, mentre se provengono prevalentemente dai vegetali bisogna considerare come se ce ne fossero meno perché sono più difficili da digerire e parte vengono perse con le feci (per cui un mangime con il 25% di proteine animali va bene, con il 25% di proteine vegetali sono poche).

Dovreste cercare croccantini che contengono questi valori di proteine, e comunque scartare mangimi che ne contengono meno del 25% di proteine gregge.

ATTENZIONE: questi valori valgono solo per i croccantini, per l’umido bisogna moltiplicare quanto scritto sulla scatoletta per 3, per avere i valori reali, tenuto conto dell’umidità, anche se è un valore indicativo, perché l’acqua da scatoletta a scatoletta cambia: prendetelo come indicazione di massima.

I grassi grezzi

Il valore dei grassi grezzi, o degli oli grezzi, è quello che indica la percentuale di grassi all’interno del mangiare per gatti.

Dovrebbero essere la fonte principale per l’energia del gatto, quindi anche in questo caso più sono meglio è… per un gatto denutrito. Perché per il gatto standard che sta in casa non dovrebbero essere troppi, oppure si rischia l’obesità.

In linea di massima, i mangimi per gatti contengono dal 10% al 20% di grassi, per cui molto dipende da come è messo il nostro gatto: per un gatto normale va bene un 15% di grassi, per un gatto obeso bisognerebbe fare attenzione a non superare il 10%, perché altrimenti le cose peggiorano.

I lipidi vanno sempre analizzati insieme ai carboidrati che (come per magia) non vengono indicati sulle etichette, per cui bisogna calcolarli da soli con la calcolatrice.

Se mettiamo insieme proteine+lipidi+fibra+ceneri non otterremo 100, come dovrebbe essere. Mancano infatti l’acqua (che nei croccantini è il 14%) e i carboidrati, che non sono scritti.

Per questo motivo, per capire tutti i componenti analitici dei mangimi bisognerebbe fare questo conteggio:

  • 100-PROTEINE-FIBRA-CENERI-GRASSI-14=Percentuale di CARBOIDRATI.

Esempio pratico: 100-30-5-8-15-14=28% di carboidrati.
Un valore abbastanza in linea con quello che è il fabbisogno di un gatto, che comunque non deve mai superare il 30%: se ci sono troppi carboidrati, le conseguenze sono le stesse dell’avere troppi grassi.

Componenti analitici cibo umdo

Questa scatoletta contiene umido, per cui i valori vanno corretti. L’unico valore troppo basso è la fibra, che va integrata con della normale erba che il gatto può trovare in giardino. Faccio notare che qui viene indicata anche l’umidità.

La fibra grezza

Le fibre grezze nelle crocchette e nel cibo umido sono un ingrediente essenziale perché non vengono digerite, ma stimolano il movimento intestinale impedendo che il gatto diventi stitico.

Il valore normale del fabbisogno della fibra grezza va per un gatto dal 2,5 al 5%, per cui bisogna cercare sulle confezioni un valore in fibra compreso tra questi due (2,5 e 5).

Sotto il 2,5% di fibra grezza, i croccantini sono da evitare, perché si rischia la costipazione, mentre con l’umido si può scendere anche più sotto (il transito intestinale è più veloce) ma il consiglio è quello di far mangiare al gatto dell’erba.

Un alimento più ricco del 5% fibra è un alimento particolare (per gatti con problemi intestinali, o obesi, ad esempio) mentre uno troppo povero va assolutamente evitato, anche se non c’è il rischio di trovarlo in un negozio: la fibra costa poco, ed è conveniente per il produttore metterne quanta più possibile nel mangime.

Le ceneri grezze

Parlando di cosa c’è nel cibo per gatti, molte persone hanno paura delle ceneri grezze, che non sono altro che ciò che noi chiamiamo sali minerali. 

Anche qui, la spiegazione del nome è tecnica: quando si calcolano i sali minerali viene messo il mangime a 500 gradi e bruciato.
Grassi, proteine, carboidrati e fibre vengono bruciati mentre quello che rimane è, appunto, ciò che non evapora, i sali minerali. Che sembrano cenere.

Per cui le ceneri gregge negli alimenti per gatti sono calcio, fosforo, magnesio, potassio e tutti gli altri sali essenziali per la salute del gatto.

Non è possibile sapere quanti di ognuno ce ne siano (a meno che qualche produttore indichi, ad esempio, la percentuale di calcio o di fosforo sul totale, quindi se trovo Ceneri: 8% e Calcio: 1% significa che di quegli 8 grammi 1 è calcio).

Da leggere dopo:

Non c’è una percentuale ben definita perché di solito i minerali sono messi in base ai fabbisogni che ha il gatto, che sono abbastanza standard, ma in linea di massima si cerca di non superare l’8%, cercando di stare intorno al 5-6% di ceneri.

Ovviamente, anche qui le necessità possono variare, su consiglio veterinario: se il gatto ha bisogno di tanti sali minerali sarà scelto un mangime più ricco di ceneri, si va sul meno ricco in caso di problemi renali.

Per questo il mangime con poche ceneri non è automaticamente il peggiore, ma dipende dalle situazioni: per un gatto a rischio denutrizione, di quelli che stanno fuori per diversi giorni, è meglio un mangime più ricco di ceneri che uno più povero.

Etichetta cibo per gatti

Altro mangime umido. Le ceneri, vediamo, sono molte (2,5 x 3 = 7,5), ma in linea di massima nel mangime umido vengono assorbite meno, per cui può andare bene; sconsigliato, però, in caso di insufficienza renale o problemi renali.

In ogni caso, le ceneri gregge nei mangimi non sono nulla di orribile, non è la cenere del caminetto: questo sia ben chiaro, perché su internet vedo spesso scritto “I mangimi industriali sono pieni di ceneri e schifezze varie…”. Appunto.

La taurina nel cibo per gatti

Parlando, in un piccolo appunto, di taurina nel cibo per gatti, non mi dilungo perché un me più giovane, non ancora specialista e abbastanza incacchiato ne aveva già parlato in un articolo precedente, cioè qui.

La taurina negli alimenti per gatti è essenziale per il benessere del gatto, ma vi invito a leggere l’articolo per saperne di più sulla questione.

La taurina non si trova nella tabella nutrizionale e nemmeno tra gli additivi, perché a cose normali non lo è, come neanche le vitamine, è una componente naturale delle proteine.

Diventa additivo quando, come abbiamo spiegato nell’articolo, nell’alimento non c’è la carne e allora deve essere necessariamente aggiunta.

Gli additivi

Gli additivi per il cibo per gatti sono regolati dalla legge, per la precisione dal Reg. CE 1831/2003 che stabilisce quali additivi si possono mettere nei mangimi e quali non si possono mettere.

Ogni singolo additivo deve essere autorizzato ed ha una sigla (tipo E320), e la presenza di additivi deve essere chiaramente identificata all’interno del mangime.

L’additivo è una sostanza che è intenzionalmente aggiunta agli alimenti per animali o all’acqua al fine di svolgere, in particolare, una o più tra le funzioni di cui all’articolo 5, paragrafo 3 della legge che dicevamo prima, ovvero che ha una funzione nel prodotto: conservarlo, colorarlo, renderlo più appetibile, più omogeneo e così via.

La taurina, ad esempio, (che viene messa tra gli additivi anche se tecnicamente non lo è) aggiunge una sostanza nutritiva utile per il gatto.

Per essere autorizzato un additivo non deve essere pericoloso, almeno nel breve termine; per cui il prodotto, prima di essere commercializzato, deve essere controllato per scongiurare la presenza di additivi dannosi per la salute.

Da leggere dopo:

Se nel breve termine, però, il cibo per gatti è sicuro, è impossibile valutarlo nel lungo termine (altrimenti l’additivo non verrebbe mai commerciato…), per cui su alcuni additivi ci sono dubbi e, secondo qualcuno (opinioni però non ufficialmente confermate, altrimenti avrebbero ritirato quegli additivi) farebbero male ai gatti.

A voi la scelta di somministrare cibo contenente:

  • conservanti: gallato di propile (E310),BHA e BHT (E320, E321), etossichina (E324), propilenglicole (E1520), nitrito di sodio (E250, E251), polifosfati (E450, E45, E452) sono alcuni tra quelli più a rischio di tossicità a lungo termine: gli studi sono ancora pochi per definire se siano veramente dannosi o no, ma nel dubbio meglio evitare.
  • Gli emulsionanti: sono molecole che fanno un’emulsione, ovvero mescolano tra loro cose che altrimenti non sarebbero mescolabili (come acqua e olio, ad esempio).
    Il difosfato bi, tri e tetrasodico (E450) e il pirofosfato (E451) sono additivi che possono causare nausea e diarrea nel gatto, anche se i sintomi rimangono contenuti: in generale, meglio evitarli.
  • correttori di acidità sono additivi che correggono, appunto l’acidità del cibo rendendolo più appetibile.
    Il fosfato dicalcico, E341, è un additivo che sembra provocare assorbimento di calcio, e predisporre il gatto ai calcoli renali; se ha già problemi ai reni è da evitare particolarmente.

Questi sono alcuni degli additivi su cui c’è più sospetto: per darvi un’idea di quanti ne esistano vi rimando alla pagina sugli additivi di Wikipedia, alla quale basta dare un’occhiata per capire perché è impossibile studiare tutti gli additivi esistenti nel lungo periodo.

Gli studi non sono stati effettuati sull’uomo, figuriamoci sugli animali.
Guardando le immagini che ho messo sopra vi renderete conto di quanti additivi diversi ci possono essere nei mangimi.

Gli ingredienti: piccola introduzione

Partiamo da un presupposto: parlare di tutti gli ingredienti che si possono trovare nel cibo per gatti è impossibile.
Non ci riesco io ma, soprattutto, non ci riesce nemmeno la legge, che infatti non ha rilasciato un elenco ufficiale (ci ha provato negli anni ’60, poi ha lasciato perdere…) degli ingredienti che si possono trovare nei mangimi per gatti.

Per questo ci occuperemo solamente dei più rappresentati ed importanti, ovvero quelli di origine animale, essendo il gatto un carnivoro.

Perché lo 0,0004% di ribes rosso non fa differenza tra un mangime e l’altro (su 3 chili, sono 1 grammo, come se non ci fosse!), mentre la qualità degli ingredienti “principe”, quelli più costosi ovvero carne, pesce e uova, nonché cereali, la differenza tra un mangime di buona e cattiva qualità la fa, eccome.

Ma questa parte, che è assolutamente complementare a quella che abbiamo appena trattato, la vediamo in questo articolo: Ingredienti del cibo per gatti, quali sono e come scegliere i migliori.

Per adesso, vi consiglio di prendere un po’ di dimestichezza con la tabella nutrizionale, andando in un negozio di animali e confrontando vari mangimi, poi aggiungeremo anche gli ingredienti al tutto e cercheremo di capire di più sull’alimentazione del gatto.

Le informazioni che si trovano sui mangimi di solito sono disponibili su internet, nei negozi in cui si acquistano, ma per adesso non c’è obbligo di legge di riportarli, come invece accade per gli alimenti umani e le loro etichette (Reg. UE 1169/2011).

Consiglio mio è quello di diffidare delle aziende che non mettono nero su bianco le etichette del cibo, per l’acquisto online, perché potreste trovarvi davanti brutte sorprese…

Vedi anche: Cibi per gatti fatti in casa, pro e contro della dieta casalinga

Ecco un interessante video dove ti spiego meglio come leggere le etichette:

Se hai domande o dubbi circa la lettura delle etichette di cibo per gatti e qui componenti analitici che abbiamo visto in questo articolo, scrivili pure nei commenti!

Cibo per gatti: leggere le etichette
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13 commenti
  1. Viviana
    Viviana dice:

    Leggo sempre con molto interesse l’argomento alimentazione felina….essendomi trovata a confronto di qualche nutrizionista …la categoria di crocchette meno peggio da considerare sono state le grain free con un contenuto molto elevato di proteine…come mai? A parte i punti di vista devono esistere per forza degli studi su come reagisce o come si comporta un organismo felino che assume riso e mais come aggiunta ad un 33% di proteine…

    Rispondi
    • Dott. Valerio Guiggi
      Dott. Valerio Guiggi dice:

      Ciao Viviana,
      Allora in linea di massima si, sono quelle, perché di solito la quota proteica è la parte più importante da considerare nell’alimentazione di un carnivoro come il gatto. Questo perché il grano non fa parte di per sé dell’alimentazione naturale del gatto, mentre la carne è la base, e la carne è composta principalmente (esclusa l’acqua) proprio dalle proteine. Però bisogna avere un limite, non si può fare semplicemente la correlazione “+proteine = miglior mangime”, perché anche le troppe proteine, a certi gatti (specie quelli sedentari), danno problemi.
      Per gli studi, ci sono due problemi.
      1- Chi fa gli studi sull’alimentazione animale è chi ha i soldi, e i soldi li hanno le aziende mangimistiche. Secondo te hanno interesse a fare uno studio del genere? 🙂
      2- E’ quasi impossibile realizzare uno studio come dici che sia valido scientificamente. Infatti dovresti avere due gruppi di gatti che vivono nelle stesse condizioni e *per tutta la vita*, quindi più di 15 anni, mangiano uno solo carne e uno il 30% di cereali, per vedere effetti e differenze. Portare avanti uno studio per tutti questi anni è improponibile, ma la letteratura scientifica altrimenti non lo accetta; in umana si prendono i dati dei pazienti degli ospedali, che però sono molto più precisi rispetto ai dati veterinari.

      Rispondi
      • Viviana
        Viviana dice:

        Ho mostrato un video a Elisa dove si parla di tutti quei problemi che il secco da ai mici…partendo anche dalla provenienza delle materie, utilizzate per la zootecnicae non a uso umano…non ci saranno studi scientifici ma chi alleva da sempre con altre tipologie di cibo ha gatti in salute … tante persone arrivano nei gruppi disperate da situazioni dove la medicina veterinaria rimbalza solo su cibi medicati…moltissimi di questi mici escono da quel circolo vizioso che non gli permetteva di risolvere il problema se non eliminando completamente l’industriale. Le crocchette che contengono cereali e sono per la maggioranza che vanno a completare quel 33% mi riporta ad una scelta convenzionale da dove sono partiti tutti i problemi.

        Rispondi
  2. Viviana
    Viviana dice:

    Orrore quelle diete! Piene di cereali e proteine vegetali, che fanno produrre al gatto scorie azotate, in quanto vengono scartate dall’organismo, che gravano sui reni!
    Nemmeno nell’uomo un apporto proteico sostenuto di proteine, crea problemi in soggetti con reni compromessi, se non un aumento dell’urea, che puo’ essere ridotto altrimenti.
    Ci sono studi sperimentali su uomini, cani e gatti che lo dicono ed ancora si continua a dire che le proteine (in modo vago e generico) fanno male ai reni!
    Una vergogna.
    Per i carnivori vanno fatti dei distinguo, le proteine vegetali fanno male, quelle animali sono fondamentali al gatto ed essendo coinvolte nel turnover proteico, nella ricostituzione dei materiali plastici, nella glucogenesi, sono utilizzate dall’organismo e non producono scorie azotate…
    Viceversa, se mancano le proteine animali, il gatto va in catabolismo muscolare, per recuperare, e questo procedimento produce ulteriori scorie azotate, che conducono al fallimento renale critico…

    Senza considerare le micotossine, i conservanti BHA e BHT contenuti tra Royal ed Hill’s, come da analisi del laboratorio di Tolosa…

    Ecco una bella fonte:

    “L’ideale sarebbe una dieta che riproducesse in maniera più fedele possibile la disponibilità di alimenti presenti in natura, replicando l’equilibrio naturale di carni che cani e gatti troverebbero cacciando allo stato selvatico.”

    “Tornando sul discorso digeribilità che è la condizione necessaria e sufficiente (digestione e assorbimento) affinchè una proteina possa essere utilizzata dall’animale, possiamo affermare che le proteine di origine vegetale presentano una minore digeribilità rispetto a quelle animali anche per l’effetto di interferenza negativa operata dalla fibra presente esclusivamente nel mondo vegetale quale componente della parete cellulare: è necessario un quantitativo maggiore di proteine vegetali rispetto a quelle animali per garantire lo stesso apporto proteico da un punto di vista quantitativo; inoltre si potrebbero comunque registrare carenze di aminoacidi essenziali in quanto meno presenti nelle proteine di origine vegetale.

    Tutto ciò porterebbe ad un minore utilizzo metabolico delle proteine con conseguente aumento del catabolismo azotato che si ripercuoterebbe sulla filtrazione renale creando anche situazioni patologiche.

    A dimostrazione di ciò si deve tenere presente che il gold standard di riferimento nel campo degli alimenti è rappresentato da due alimenti di origine animale; il latte e l’uovo che sono, per una particolare fase della vita (prima fase dell’accrescimento), gli unici alimenti completi.

    Per quanto riguarda la quantità di proteine spesso si tende ad affermare che una quota elevata di proteine possa causare problemi di salute nel cane.

    In particolare questa affermazione fa riferimento al fatto che una quantità elevata di proteine sia dannosa per i reni; in tal senso bisogna considerare il problema da un altro punto di vista cioè quello della qualità delle proteine: se l’alimento che noi somministriamo è formulato con un’alta percentuale proteica proveniente da materie prime proteiche di basso valore biologico (sottoprodotti o materie prime di origine vegetale) l’organismo sarà costretto a smaltire molto azoto a livello renale in quanto il principale destino degli aminoacidi di quella proteina sarà di tipo energetico (catabolismo).

    Viceversa se la proteina è di alto valore biologico (materie prime di origine animale di qualità) questa contribuirà maggiormente con i suoi aminoacidi alla gluconeogenesi e al turnover proteico periferico diminuendo di fatto la quota di azoto da smaltire a livello renale.

    Quindi nell’alimentazione dei carnivori domestici, in particolar modo per i gatti, non sono da temere le diete molto ricche in proteine purchè queste siano di alto valore biologico (ricche di aminoacidi essenziali e gluconeogenetici) come quelle di origine animale e sottoposte a trattamenti termici non particolarmente intensi.

    Inoltre in particolari fasi della vita del cane (accrescimento, lattazione, gravidanza) o in particolari condizioni (cani da lavoro, cani sportivi), il fabbisogno proteico aumenta ulteriormente per soddisfare rispettivamente lo sviluppo muscolare, la secrezione delle proteine del latte, la crescita dei feti e il maggiore fabbisogno di glucosio per il metabolismo energetico muscolare attraverso la gluconeogenesi; anche in questo caso va posta molta attenzione alla qualità delle proteine.

    Naturalmente l’utilizzo di materie prime proteiche di origine animale spesso comporta indirettamente la presenza di grassi di origine animale che sono molto adatti all’alimentazione dei carnivori domestici in quanto ad alta densità energetica e quindi ottima alternativa ai carboidrati anche per la loro maggiore digeribilità.”

    Dr. Alessandro Gramenzi
    Professore Associato – Alimentazione animale
    Dipartimento di Scienze degli Alimenti
    Università degli Studi di Teramo………………..posto questo articolo perché si evidenzia sempre lo stesso problema…tanti veterinari incolpano gli alimenti troppo proteici la causa di problemi renali mentre qui si dice l’esatto opposto…prendiamo in esame un gatto sedentario che vive solo in casa…diventa un problema per i suoi reni gestire cibi secchi con un 42% 44% di proteine?

    Rispondi
  3. Mattia
    Mattia dice:

    Buongiorno! Ho letto con estrema attenzione ed interesse i vostri articoli sul cibo per gatti…. Tant’è che ho deciso di provare sia con umido che con crocchette oasy! A tal proposito volevo evidenziare la messa in vendita, da parte di oasy, del loro primo cibo umido completo per gatti che a dir la verità sembra molto piu scadente del resto della gamma dei loro prodotti! Che strano… Se qualche esperto mi potesse confermare o correggere la mia impressione a riguardo, cioè sulla bontà o meno di questi cibi completi oasy, ne sarei molto grato! Cordiali saluti

    Rispondi

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