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Alimentazione casalinga del gatto: la formula del veterinario

Alimentazione casalinga corretta del gatto

In questo articolo cercheremo di capire come funziona una alimentazione casalinga per gatti fatta dal veterinario, andando a vedere il percorso che il veterinario fa per formularla.

La formulazione della alimentazione casalinga del gatto, come spiegavo in questo articolo, non è mai una cosa semplice e soprattutto non può essere fatta da chiunque.

E’ una pratica che richiede alcune formule matematiche (che potrebbe fare anche un computer), ma richiede anche una profonda conoscenza della fisiologia, ed eventualmente della patologia, del gatto.

Per far capire meglio come il veterinario formula la dieta casalinga per il gatto, riporto tutto l’iter necessario a crearla.

Evito le formule per evitare semplicemente che qualcuno ci provi da solo (tanto se cercate ci sono, su internet…), perché lo scopo dell’articolo è capire come si formula la dieta corretta, non dire “dai, provaci, che è divertente…”.

Se si sbaglia si rischia di fare danni anche piuttosto gravi al nostro gatto.

Le informazioni iniziali sul gatto

Le informazioni essenziali che devono essere fornite al veterinario per formulare una corretta alimentazione del gatto sono le seguenti, e di seguito andremo a capire come vengono utilizzate.

  • La specie dell’animale (si, cane o gatto, perché la gente a volte lo dimentica);
  • La razza, se è un gatto di razza;
  • Il sesso, e il fatto che sia intero o sterilizzato/castrato;
  • La condizione fisica del gatto, che ha un punteggio da 0 a 9, o da 0 a 5 a seconda delle scale; io preferisco quella da 0 a 9, e viene effettuata con una tabella specifica per la valutazione dello stato nutrizionale.
    Può essere fatta direttamente dal proprietario a casa, rispondendo alle domande fatte dal veterinario;
Stato nutrizionale del gatto

Una semplice tabella per capire lo stato nutrizionale del cane e del gatto, una delle poche in italiano. Qui la scala va da 1 a 5.

  • Il peso attuale dell’animale, ed eventualmente il peso da raggiungere (ma io preferisco calcolare da solo quest’ultimo);
  • L’attività fisica del gatto;
  • Le eventuali allergie alimentari;
  • Le eventuali patologie, oppure i farmaci assunti dal gatto e da quanto tempo;
  • Le preferenze del proprietario sul tipo di dieta e sugli alimenti di cui ha facile reperibilità. Questo perché fornire degli alimenti irreperibili (qualcuno propone l’alga spirulina… ???) fa sì che il proprietario, poi, non li fornisca, copra con altri alimenti non adatti e faccia più danni che benefici.

Le informazioni richieste, come si può vedere, sono varie ma per un proprietario sono piuttosto semplici da fornire: vediamo quindi come vengono utilizzate dal veterinario.

Il calcolo dei fabbisogni nutrizionali del gatto

La prima cosa che deve essere fatta nella formulazione di una alimentazione casalinga corretta per il gatto è il calcolo dei fabbisogni nutrizionali del gatto. 

In pratica, il veterinario deve capire quelli che sono i fabbisogni del gatto, i fabbisogni alimentari, che dovrà andare a soddisfare con l’alimentazione, con la dieta che però verrà fatta solamente in un secondo momento.

I fabbisogni sono essenzialmente di quattro tipi:

  • il fabbisogno energetico,
  • il fabbisogno proteico,
  • il fabbisogno in fibra,
  • il fabbisogno in vitamine e minerali

Vediamo in che cosa consiste ognuno di essi e cerchiamo così di capire quali sono le informazioni essenziali di cui c’è bisogno per poter formulare una dieta personalizzata per il gatto (da cui si può capire anche perché le diete industriali “standard” non sono ottimali per il gatto).

Vedi anche: Cibi per gatti fatti in casa

Il fabbisogno energetico del gatto

In questo fabbisogno rientrano tutte le energie che il gatto utilizza sia per le funzioni basilari (si parla di metabolismo basale e comprende il respirare, il pensare, il battito del cuore e tutte le altre operazioni basilari per la vita) che per le funzioni “extra”, come ad esempio il movimento giornaliero e l’attività fisica.

Un gatto che fa molto movimento, ad esempio perché gira molto, oppure che è giovane ed ha bisogno di crescere, o ancora che è magro ed ha bisogno di energia da accumulare, sotto forma di grasso, avrà un fabbisogno energetico alto.

Viceversa, sarà più basso quello del gatto grasso, o che fa poco movimento, oppure del gatto anziano; dare troppa energia, se non serve, fa sì che questa si accumuli nelle riserve del gatto, sotto forma di grasso; se la situazione continua a lungo, il gatto diventa obeso.

L’energia si prende da grassi carboidrati, presenti nel mangime o nella alimentazione casalinga; se sono pochi rispetto ai fabbisogni del gatto, viene utilizzato il grasso che lui ha già addosso, motivo per cui tenderà a dimagrire.

Il fabbisogno è quindi calcolato in base a una serie di fattori, tra cui alcuni di quelli che abbiamo visto qui sopra:

  • Il peso del gatto, che è la cosa fondamentale;
  • L’età del gatto, perché il fabbisogno varia in base all’età;
  • Lo stato fisiologico, ad esempio la gravidanza e l’allattamento richiedono quantità di energia maggiori;
  • La condizione corporea, in gergo Body Condition Score, che serve a stabilire se il gatto è troppo grasso, troppo magro o ha raggiunto il suo peso-forma.
  • L’attività del gatto, quindi cosa fa durante il giorno ed essenzialmente quanto si muove. Legato a questo è la condizione di castrazione/sterilizzazione, che togliendo degli ormoni riducono il fabbisogno di energia giornaliero.

Il fabbisogno proteico del gatto

Altro parametro molto importante da valutare per creare una alimentazione corretta del gatto è quello del fabbisogno in proteine, il parametro che di solito i proprietari conoscono e che ritengono più importante.

In realtà è importante fino a un certo punto, o meglio: se il gatto necessita di X proteine giornaliere, non potrò darne il doppio, perché troppe proteine significano uno stress superiore per gli organi che dovranno trattarle per espellerle (fegato e reni).

L’accumulo di proteine nell’organismo è infatti limitato rispetto a quello dei grassi (altrimenti mangiando solo integratori proteici avremmo tutti la tartaruga… magari!).

Comunque sia, il fabbisogno in proteine, che nel gatto per fisiologia è superiore rispetto al cane, è calcolato in base all’energia di cui il gatto necessita, motivo per cui il fabbisogno proteico dipende essenzialmente da quello energetico.

I gatti che hanno un fabbisogno maggiore di proteine sono quelli in crescita e quelli che fanno molto movimento: i loro muscoli si usurano, e questo porta alla necessità di avere nuove proteine che li sostituiscano.

Per un gatto che si muove poco, invece, servono meno proteine, perché questo meccanismo è meno rappresentato nel suo corpo; per questo è importante, nella formulazione della dieta, conoscere con precisione le abitudini del gatto.

Il movimento, per un gatto, è rappresentato infatti anche dal gioco e dallo star fuori la notte a cercare le gatte, anche se a noi (che di solito si pensa al cane che corre) quello potrebbe non sembrare movimento.

Il fabbisogno di fibre del gatto

Il fabbisogno in fibra nel gatto sano è standard, mentre varia rispetto al normale nei gatti che hanno problemi intestinali.

La fibra nel gatto non ha funzione energetica, a differenza degli animali erbivori, ma serve solo a regolarizzare il movimento intestinale; se ne ha la possibilità, il gatto la cerca da solo mangiando l’erba, ma in generale questo fabbisogno viene calcolato a partire dal peso del gatto.

Dal peso, non dai fabbisogni di energia: questo significa che se un gatto grasso che deve dimagrire e un gatto magro che deve ingrassare possono avere due fabbisogni energetici uguali, il loro fabbisogno in fibra sarà diverso (altrimenti il primo diventerebbe stitico e il secondo avrebbe la diarrea, e così non arriviamo al risultato che cerchiamo con le loro terapie).

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Il fabbisogno in vitamine e minerali nel gatto

Il fabbisogno in vitamine e minerali è difficile da calcolare nel gatto, perché il gatto ha un sistema urinario un po’ diverso da quello degli altri animali: essendo un animale desertico, tende a concentrare le urine, per risparmiare l’acqua, e con essa riassorbe anche molti minerali che, se fosse stato un altro animale o un uomo, sarebbero state eliminate.

I ricercatori non hanno ancora stabilito quali siano precisamente questi fabbisogni che pertanto il veterinario non calcola in modo preciso (a differenza del cane), ma piuttosto si assicura che gli alimenti che fanno parte della dieta contengano tutti quelli essenziali, compensando le singole quantità.

Nell’alimentazione industriale il problema non si pone perché i croccantini sono sempre molto ricchi di minerali (che costano poco alle industrie), a volte ce ne sono anche troppi ed è per questo che ai gatti, specialmente ai maschi castrati, viene l’urolitiasi (calcoli alla vescica).

In una alimentazione corretta casalinga di solito non si presentano particolari problemi di eccesso, mentre alcuni sintomi ben precisi (come la perdita di pelo) possono indicare che c’è carenza di alcuni di essi: per integrare, si utilizzano alimenti che ne contengano quantitativi maggiori, che vengono inseriti nella dieta.

Essenziali poi sono le vitamine, che vengono fornite in modo simile, ed un amminoacido che è la taurina, che si trova solamente nella carne.

Il gatto è incapace di sintetizzarla, per cui deve necessariamente mangiare carne per ottenerla o, in alternativa, può essere somministrato tramite appositi integratori (gli integratori di taurina, appunto).

Leggi anche: Integratori e vitamine per gatti: quando e perché usarli

La formulazione della alimentazione casalinga del gatto

Il calcolo dei fabbisogni del gatto è la parte più complessa e articolata della formazione della dieta, proprio perché è necessario tenere in considerazione i fattori che abbiamo visto.

Tuttavia, una volta calcolato i fabbisogni non è finita: questi fabbisogni devono essere coperti, coperti dagli alimenti.

Nella formulazione del razionamento, il medico ha una serie di valori per quello specifico gatto (un certo numero di Kcal di cui ha bisogno, grammi di proteine, grammi di fibra e così via).

Da leggere dopo:

A questo punto c’è quindi bisogno delle tabelle nutrizionali che contengano le informazioni su ogni singolo alimento e su quali fabbisogni riesce a coprire.

Le tabelle nutrizionali sono quelle degli alimenti umani, quelle che usano anche i dietologi: del resto, essendo gli alimenti per la dieta casalinga del gatto gli stessi che si mangiano noi, anche la composizione è la stessa (io, per esempio, uso le tabelle dell’Istituto Nazionale di Ricerca Alimentare e Nutrizionale, che è un istituto statale italiano).

Come si formula una alimentazione corretta per il gatto

Una corretta alimentazione casalinga per il gatto viene formulata seguendo un iter ben preciso e fornendo prima le componenti essenziali per il gatto, proponendo quindi gli alimenti migliori da quel punto di vista, per poi continuare con la copertura degli altri fabbisogni.

I metodi possono anche essere diversi (qui si va in base all’esperienza del veterinario), e io riporto quello che utilizzo personalmente, che credo sia uno dei più usati anche dai colleghi che formulano diete.

  • Per prima cosa, si va a coprire il fabbisogno proteico, che è essenziale per un gatto.
    Le proteine devono essere almeno per il 70% di origine animale, per il contenuto in taurina, per cui si da la carne (il fabbisogno proteico si copre con la carne, o con il pesce) necessaria a coprire questo fabbisogno (il rimanente 30% sarà coperto dalle proteine presenti negli altri alimenti forniti).
    A seconda delle necessità, il fabbisogno può aumentare, ma difficilmente diminuisce.
  • Coperto quindi il fabbisogno proteico, si va a coprire il fabbisogno energetico, per dare modo di fornire al gatto l’energia necessaria alla sopravvivenza.
    Di solito, con gli alimenti energetici (formaggio, olio, patate, carboidrati) si copre anche l’altra parte del fabbisogno proteico che mancava; se non è sufficiente, si può modificare la quantità di carne che avevamo fornito prima.
    Non sempre le diete riescono a coprire tutti i fabbisogni, la prima volta.
  • A questo punto si va ad aggiungere la fibra, che viene fornita come abbiamo detto prima in base al peso dell’animale e sotto forma di alimento vegetale (carote, finocchi); può essere diminuita se il gatto ha accesso all’erba, per cui può assumere fibra per conto proprio.
  • Infine si controllano i fabbisogni minerali e vitaminici, ovvero la quantità dei componenti che si trovano nei singoli prodotti che abbiamo fornito al gatto; nel caso in cui ci sia carenza di un elemento, la dieta deve essere riformulata per evitare quella carenza.
    Nel caso in cui si formuli più di una dieta con ingredienti diversi, da somministrare a giorni alterni, queste carenze possono essere compensate tra le due diete, che portano tra l’altro una maggiore variabilità nell’alimentazione del gatto.

Al termine di tutto l’iter, quello che rimane è una dieta, composta dal quantitativo giornaliero, espresso in grammi, di ogni singolo alimento che abbiamo inserito: un ricontrollo finale relativo al gatto in questione permetterà di stabilire, con una specie di “procedimento a ritroso” (una “prova del nove”) se quello che abbiamo dato sia effettivamente in grado di soddisfare i fabbisogni, quindi la dieta viene consegnata al proprietario che provvederà a metterla in pratica, per il proprio gatto.

Cambio di alimentazione del gatto

Quando un gatto già da anni è abituato ad una alimentazione industriale, ci sono dei “tempi tecnici” che l’animale richiede per abituarsi alla nuova alimentazione casalinga.

Il gatto, in generale, è sempre diffidente verso una nuova alimentazione, e alcuni gatti impiegano anche un mese di tempo per arrivare ad abituarsi alla nuova dieta fatta in casa.

Quando questa è stata seguita per alcuni mesi, viene fatto un ricontrollo (dopo 3-4 mesi) per verificare le condizioni di salute del gatto (eventualmente in relazione ad una patologia che ha), e nel caso la dieta viene modificata in base alle nuove necessità specifiche.

Perché la costante fondamentale è sempre quella per cui ogni gatto è diverso dall’altro, e questo significa che necessariamente ogni gatto ha una sua dieta che, per quanto simile, non è quella dell’altro gatto.
Come, invece, vorrebbero farci credere le aziende mangimistiche e il loro reparto marketing.

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